Ferdinando Salamino: Il genio del male ≈ An Italian Evil Genius

Ferdinando Salamino è mio fratello. Non l’ho mai visto se non in foto e in qualche video. Non siamo mai stati nemmeno nella stessa città nello stesso momento anche per un secondo della nostra vita. Ci siamo incrociati su un gruppo Facebook (ah!) e dopo aver letto la bozza di un capitolo di un libro che stava scrivendo, ho capito che in una qualche vita precedente eravamo stati famigliari. O forse, il perfido Salamino è solo un mago della comunicazione, che con strategie degne degli psycho di cui scrive, ha ammaliato più lettrici (e forse lettori) di quanti attrae di norma un esordiente pubblicato da un editore piccolo (ma con ottimi gusti!).

Ferdinando Salamino is my brother. I have never seen him if not in photos and some videos. We have never been in the same city in the same moment even for a second of our lives. We have crossed paths on a Facebook group (ah!) and after reading the draft of a chapter of a book he was writing, I understood that in some previous life we must have been family. Or maybe, the evil Salamino is just a wizard of communication who, using strategies worthy of the psychos he writes of, has bewitched more female readers (and maybe male ones) than are usually attracted by a rookie writer published by a small publisher (but with excellent taste!).




Ci sono questi due libri, Il kamikaze di cellophane e Il margine della notte (e un terzo in arrivo a data da destinarsi). C’è questo tizio che li scrive e vive tra Italia e Inghilterra, fa lo psicologo e nei periodi bui del lockdown faceva serenate a richiesta per amici e famiglia dal suo profilo Facebook (e che invito a riprendere la chitarra, visti i tempi!). C’è il protagonista dei tre romanzi, Michele Sabella, che fa cose davvero strane e, se vogliamo, un po’ perfide e anche lui ne Il margine finisce da Milano in Inghilterra. E ci sono io, solo un granello nella tempesta di sabbia femminile che ha travolto con il proprio affetto il giovane e psicopatico killer. Come una zia zitella che si rispetti, lo difendo persino contro il suo stesso creatore.

Nelle storie di Salamino, fra tagliuzzamenti, libri bruciati (la scena più spaventosa per me!), scontri sanguinosi di boxe e guest star che in quanto a problemi psichiatrici fanno a gara con il protagonista, siamo riuscite a trovare una storia d’amore avvincente che ci fa sognare (quasi) quanto quella dei romanzi delle scrittrici americane di cui vi ho scritto qui.

Non credo sia difficile capire come si possa trovare conforto nei libri di Cantrell e Lassiter, dove il destino dei personaggi è al 100% felicissimo. Un po’ meno capire come sia possibile parteggiare per un narratore potenzialmente bugiardo e che da pagina uno ci dice che sta per uccidere. E che ci descrive come. In dettaglio. Sì, lo fa per amore, ma comunque niente ci fa pensare neanche lontanamente che l’ultima pagina possa portare sollievo. O che lo facciano i libri che seguono. Fidatevi, però, è sollievo quello che proverete dopo averli letti, persino il terzo quando uscirà: il sollievo catartico che si prova dopo aver pianto disperatamente per ore, senza aver versato una sola lacrima.

Capite che quando un libro provoca reazioni del genere, è legittimo chiedersene il motivo. Con un’analisi molto superficiale si potrebbe dire che Salamino è un professionista della mente umana, che ha familiarità con la malattia mentale e le sue varie “cure”. In effetti, sono credibili e realistiche le descrizioni non solo dei comportamenti dei vari personaggi, ma anche di quella che viene chiamata nel primo romanzo l’escape room, una specie di manicomio dei giorni nostri in cui Michele incontra Elena e – posso dirlo senza spoilerare nulla – Salamino comincia a seminare indizi per la drammatica scena finale.

Bravo lettore e quindi astuto scrittore, Salamino non tiene segreta l’identità del killer. Anzi, di lui sappiamo fin troppo. Del suo disprezzo per i propri genitori, della sua anima ricoperta di cellophane che non sente più nulla (pensa lui) e della passione sfrenata per la sottile e ambigua Elena. Quello di cui non sappiamo quasi nulla è proprio la vittima ed è così che Salamino tira su la lenza: il lettore di gialli abbocca già nel primo capitolo e cerca di battere lo stesso killer nel gioco dell’Indovina Chi (e se lo vincete voi, siete geni più perfidi di lui!).

Scrittore esordiente, forse, ma uomo che vita ne ha vissuta, il papà di Michele tesse nel primo romanzo una tela dalle maglie strette. Mette dentro tutto, il detto e il mostrato, la psicologia e il dramma, l’odio e l’amore, l’horror e l’ironia. E, sta qui la geniale perfidia, mette dentro proprio noi. C’è una ricerca di contatto nel modo in cui Michele/Narratore ci parla (vi ricordate della funzione fàtica di cui parlavo qui?). Ci chiede sempre se siamo come lui. Saresti capace di uccidere per amore? Saresti capace di far del male a te stesso o, peggio, te lo stai già facendo? Sei capace di essere “normale”? Per chi è sincero, la risposta all’ultima è “mi sa proprio di no”.

E nel secondo romanzo, anche se non fossimo stati sinceri, capiamo che la normalità non è poi sta gran cosa. Michele ha preso il cellophane che lo avvolgeva e lo ha ficcato nel bagagliaio della macchina. Ha messo a tacere le voci. Sempre per amore. Non è più lui. Gioca a fare il poliziotto stavolta – uno di seconda mano, che sia chiaro – e insegue una di quelle guest star di cui vi parlavo prima. Forse è anche un po’ meno protagonista di quanto tornerà a essere nell’ultimo romanzo. Un narratore in terza persona scombina gli equilibri e ci porta nella mente di una vittima. È un altro cammino doloroso, un orrore che parla un’altra lingua.

Un’ultima cosa mi preme dire: quando ho cominciato a leggere Il Kamikaze ne ho subito condiviso una frase su Instagram, mettendo la mia traduzione in inglese nella didascalia. Mi è venuto naturale, quasi non ci ho pensato. Questi romanzi su Michele Sabella usano la lingua italiana, certo, ma c’è un ritmo sotto, un modo di dire le cose che tradisce il (meraviglioso) bilinguismo del loro creatore. Non si tratta di usare termini inglesi, in quello sono bravi tutti. La realtà è che anche chiamandolo Michael, Michele riuscirebbe a terrorizzarci. A farci pensare. A farci sentire. Come pochi altri riescono.

Comunque, se nessuno ancora mi offre di tradurre questi romanzi in inglese, per ora attendo che esca il terzo. Anche se lontana dai social, so che quando leggerò la versione ufficiale, mi arriverà comunque l’eco di lacrime, sorrisi, sospiri e del cric-crac dei tanti cuori che leggeranno con me la fine della storia di Michele (ed Elena). Anche questo significa fare parte di una comunità.

There are two books, Il kamikaze di cellophane (The Kamikaze of Cellophane) and Il margine della notte (The Edge of the Night) (plus a third, soon to be published). There is this writer living between Italy and England, working as a psychologist and, in the dark age of lockdown, serenading friends and family on request on Facebook (and maybe he should take his guitar out again…). There is the protagonist of the novels, Michele Sabella, who does weird… no, scratch that, really evil things. And he, too, ends up in England in Il margine. And there is me, but a small grain in the sandstorm which has overwhelmed with affection the sweet psychopath and defends him even against his own creator.

In Salamino’s stories, among some gory cutting and mincing, book burning (the most terrifying scene for me!), blood-filled boxing matches and guest stars who are so crazy, they give the protagonist a run for his money, we have been able to find an engaging love story that lets us dream (almost) as much as the novels by the American authors I wrote about here.

It is not hard to understand why we can find comfort in Cantrell’s and Lassiter’s books, where the end for the characters is 100% happy. It is a little bit harder to understand how it is possible to empathize and side with a potentially lying narrator who tells us from page one that he is about to kill. And describes how. In minute detail. Yes, allegedly, he is doing it for love, but still there is nothing that may even remotely suggest that a happy ending or relief is waiting for us on the last page. Or that it lies in any of the following books. Trust me, though, it is relief that you will feel after reading them, even the third when it is out: the cathartic relief you feel after desperately crying for hours, without having shed one single tear.

You can see that when a book causes such reactions, we are entitled to wonder how it is possible. Without delving in too much, we could say that as Salamino deals with the human mind as a professional, he is familiar with mental sickness and its various “treatments”. Indeed, the description of the various characters’ behaviour is believable and realistic, as well as the one for the so-called escape room, a place in the first novel which I guess is a modern version of Bedlam and where Michele meets Elena. Here – I can say it without spoiling too much – Salamino starts casting his seeds for the very dramatic final scene.

A good reader and thus an astute writer, Salamino does not hide the killer’s identity, of whom we know even too much. Of how he despises his parents, of his soul wrapped in cellophane which feels nothing anymore (or so he thinks) and of his wild passion for Elena, the sharp and ambiguous lady. The one we know nothing about is the victim and that is how readers are hooked from chapter one and teased: will we win the old game of Guess Who? even against the killer himself? (and if you do win, you are even more evil than he is!).

A rookie writer, maybe, but a man who knows a bit about life, in his first novel Michele’s dad weaves a very tight knit plot. He puts everything in, show and tell, psychology and drama, hate and love, horror and irony. And – this is where the evil genius is at work – he puts us in, too. There is a request of contact in the way Michele/Narrator speaks (do you remember that phatic function I wrote about here?) He keeps on asking us if we are like him. Would you be able to kill for love? Would you be able to hurt yourself or, worse, are you already doing it? Are you able to be “normal”? If you are honest, the answer to the last one is “I guess not”.

And in the second book, had we not been honest, we understand that being normal is not that big a deal after all. Michele has taken away all the cellophane he was wrapped in and has hidden it deep down. He has silenced all voices. Again, for love. He is not himself anymore. He plays the cop this time – a second-hand one, do not worry – and pursues one of the nice guest stars I spoke about earlier. He may even be less of a protagonist here than he will be again in the last novel. In comes a third-person narrator to turn the tables and take us into a victim’s mind. It is another painful journey, horror speaking another language.

There is one last thing I want to say: when I started reading Il Kamikaze, I immediately shared a sentence on Instagram, putting my own translation of it into English. I did it without even thinking, it came to me naturally. These novels about Michele Sabella use the Italian language, of course, but they have an underlying rhythm, a way of saying things which betrays the (marvellous) bilingualism of their creator. It is not about using English terms, everybody does that nowadays. The reality is that even if we turned him into Michael, Michele would still terrify us all. And make us think. And make us feel. As very few others can.

Anyway, if nobody still offers me to translate these novels, then I will just wait for the third to come out. Even while away from social media, I know that reading the official version, I will still feel the echo of tears, smiles and of the cracking of many hearts reading along with me the end of the story about Michele (and Elena). This is one way of being part of a community.


#LeggiRead

Rosaria Manuela Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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