Hayes, Cantrell & Lassiter: Tra formule e realtà ≈ The romance “beat” can be real

Abracadabra, il principe dov’è? Bibbidi, bobbidi, bù al ballo non ci vai più? Un bacio incantato ti riporta dal tuo amato e butta via le mele stregate, così poi ballate”. Secondo gli esperti, le favole anti-femministe hanno nutrito per anni false speranze, mentre avremmo dovuto guardare in faccia la realtà: l’amore non esiste e i romanzetti rosa servono solo a vendere altre illusioni. Oppure no?

Hocus pocus, is the prince a bogus? Bibbidi bobbidi boo, what kind of princess are you? An enchanted kiss you don’t wanna miss and for the king’s ball no comfy shoes at all”. According to experts, for years anti-feminist fairy tales have fed us with fake hopes, while we should have faced the facts: love does not exist and all those romance novels out there are only out to sell more delusions. But, are they?



Anche nei momenti più difficili, anche quando riuscire a trovare il significato della mia stessa esistenza era praticamente impossibile, anche quando ero delusa da famiglia, amici e ragazzi per cui avevo una cotta, rimaneva (e rimane) nel profondo della mia anima la certezza che prima o poi le cose sarebbero cambiate, che non era quello il finale della mia storia. Tuttavia, non ho mai aspettato fate e streghe, non ho mai pensato che esistessero formule magiche e, tutto sommato, mi sono convinta abbastanza presto (mai rassegnata) che quel lieto fine per me non ci sarebbe mai stato. Non perché il principe azzurro non esiste, bensì perché ci sono cose nella vita che non siamo noi a controllare.

Nessuno crede che io sia un’ottimista e mi guardo sempre bene dal rivelarlo troppo in giro, ma la realtà è che dentro di me esiste una fiamma sempre accesa che si chiama speranza. Piango e mi dispero e lo stesso, alla fine, continuo a credere che le cose cambieranno. A mia madre piacerebbe pensare che è stato il catechismo a infondermelo, ma la religione in sé non mi ha mai fatto l’effetto della letteratura, a meno che, appunto, non si annidasse tra le righe di una storia a lieto fine. Fosse anche quella di un omicidio risolto.

I libri che seguono una trama nota hanno su di me lo stesso effetto che forse dovrebbe avere una preghiera – non me ne vogliano i credenti. Sì, formule e riti sono consolatori, credo di non star dicendo nulla di nuovo. In fin dei conti è questo quello che viene rimproverato ai libri di genere, di sacrificare l’arte alla commerciabilità in virtù della loro somiglianza a una scatola di cioccolatini.

Scrollo le spalle, io che cioccolatini non ne posso mangiare più e una volta, pur leggendoli, consideravo i romanzi rosa in modo altezzoso, come letteratura di seconda scelta. Tuttavia, crescendo e studiando, ho capito che non sono tutti uguali e, se scritti bene, mostrano da parte dell’autore grande disciplina, la capacità di sorprendere e, nel mio caso, di riuscire a convincermi a non lasciar spegnere la fiamma della speranza.

Qualche anno fa, cercando di capire come scrivere anch’io un romanzo così, ho letto Gwen Hayes e il suo Romancing the Beat, ovvero dare un beat, un ritmo romantico al proprio libro, scandendo ogni fase di scrittura come se fosse parte di uno spartito, magari quelli delle canzoni degli anni ’80 che Hayes suggerisce all’inizio di ogni capitolo.

È vero, il suo lo scopo è infilarci nell’orecchio una pulce importante: che la trama di un romanzo rosa è il viaggio durante il quale due cuori cui manca ciascuno un pezzo diventano un solo cuore intero. Proprio per questo diventa un vero manifesto del romanzo d’amore, con una trama sua che ha per protagonisti l’autrice e le sue storie. Un manifesto divertente da leggere e utile da usare, anche come promemoria per la propria vita.

Quindi, rosa è uguale a sogni e niente più? Non direi che è così. Se ci pensiamo bene, nessun libro della cosiddetta narrativa alta può mai (o deve mai) darci una cronaca esatta della realtà, nemmeno nel verismo che se lo poneva come scopo. Ognuno dà una visione del mondo, anche multivocale, ma comunque una delle infinite interpretazioni possibili, e lo fa con strumenti diversi, con strategie e formule – magari anche inventandone di nuove o sovvertendo quelle esistenti. Basta dare il beneficio del dubbio anche ad autrici (e autori) del rosa, che non possiamo mettere in un calderone e giudicare tutti nello stesso modo. Per fortuna, poi, le cose negli anni sono cambiate e stanno cambiando, anche nelle collezioni più famose e commerciali.

Certo, sono cresciuta leggendo libri in cui gli uomini erano sempre arroganti, saccenti e con il torace a tartaruga. Diniscansa (diceva mia nonna in siciliano) – Dio me ne scansi. Di recente, però, ho trovato alcune autrici che riescono a mettere su pagina uomini che a me non dispiacerebbe per niente avere accanto.

È il caso di Kat Cantrell e Amity Lassiter. La seconda non si trova sul mercato italiano, perché non è un’autrice tradotta, mentre Cantrell è conosciuta da chi legge gli Harmony, dato che pubblica per Harlequin negli USA. Grazie a lei, che già conoscevo, ho cominciato a leggere romanzi auto-pubblicati – altro terribile tabù su cui i pregiudizi si sprecano – e, con il dovuto discernimento, ho scoperto mondi in cui le formule si adattano a storie d’amore nuove, con personaggi in cui mi riconosco.

Entrambe le autrici avevano già un’arma infallibile: le serie! Chi riesce a creare un mondo in cui tutti i personaggi hanno la propria storia e tornano nelle altre, come amici, parenti, fratelli e sorelle ritrovati e così via, ha la mia eterna gratitudine e lealtà, perché dilata nel tempo e nella mia mente il potere della fantasia, della preghiera .

Così, Superstition Springs è una cittadina immaginaria in Texas in cui Kat Cantrell fa arrivare cinque ex-militari malamente congedati, che si portano dietro pochi bagagli e tanti demoni. Una donna con un cuore d’oro e il potere di vedere quello che si nasconde nelle loro anime, li ha attirati lì, dopo aver scritto loro per anni mentre erano in missione: ha bisogno che la aiutino a far rinascere la vecchia cittadina quasi fantasma, ora minacciata dall’avanzata del progresso. E cosa fanno cinque uomini cui è stato tolto tutto? Si gettano a capofitto nella nuova missione, trovano cinque donne altrettanto ammaccate e… be’, il lieto fine è assicurato, con un aiuto particolare di un maialino che ogni tanto si mette di mezzo tra i personaggi e le loro patatine!

Ciò che trovo innovativo nei romanzi di Cantrell è il fatto che i demoni e le ammaccature non sono quelle astratte di star e milionari: attacchi di ansia e panico, difficoltà di apprendimento, allevare un figlio da soli, disabilità con cui gli altri faticano a relazionarsi… tutti problemi con cui noi, gente normale, conviviamo ogni giorno. Anche se il mio personaggio preferito è Isaiah, il protagonista di A lot Like Perfect, che combatte proprio l’ansia, è uscito da qualche giorno A Lot Like Hope, l’ultima storia della serie che parla di Rowe, il più giovane del gruppo, che ha perso l’udito da un orecchio durante l’ultima missione. Se avete letto qualche articolo del mio blog, sapete che effetto mi farà leggere delle sue tribolazioni, sapendo che almeno lui alla fine troverà qualcuno con cui condividere la propria fatica.

Laddove Cantrell mi ha fatto identificare di più con i protagonisti maschili – io che empatizzo con dei soldati, vi rendete conto di quanto è brava? – Amity Lassiter mi ha regalato tantissime eroine in cui rivedermi, io che non sono mai stata una modella, non ho gli occhi da cerbiatto e anche se oggi sono abbastanza magra, rimango affezionata alla mia cellulite (e lei a me). Le famiglie dei Baylor e quelle dei loro amici, i Montgomery, di cui aspetto presto il terzo libro – no pressure, Amity! – invece vivono nella serie Hearts of Three Rivers. Loro mi hanno raccontato della vita nei ranch di cui non so proprio nulla, ma anche di relazioni familiari difficili, di sogni distrutti da sostituire, della difficoltà di essere donna e non un manichino nella vetrina di un negozio di alta moda. Le storie di Lassiter riescono sempre a scaldarmi il cuore, mi ridanno fiducia nell’umanità, anche se non nascondono le brutture del mondo. E, tra baci un po’ più pepati di quelli di Superstition Springs, anche a Three Rivers tutto finisce sempre con un sorriso.

Entrambe le autrici, come il 99% dei romanzi d’amore che leggo, sono anglofone e i loro mondi sono geograficamente lontani da me. Lo so cosa pensano tante amiche scrittrici: e noi? Perché non leggi e scrivi storie italiane? L’ho fatto – poco, lo so – e prima o poi m’impegnerò di più, almeno nella lettura. Per ora, quella distanza culturale mi rende più facile sognare in un momento come questo in cui è più difficile del solito. Che vi posso dire? I miei veri amori hanno sempre parlato inglese!

Even at the most difficult times, even when finding a reason for my own existence was essentially impossible, even when I had been disappointed by family, friends and guys I had a crush on, deep down in my soul I have always felt confident that sooner or later things would finally change, that that was not the ending to my story. All the same, I have never expected the arrival of fairies and witches, I have never thought that there were magic formulae and, all in all, I realised quite early on in my life (though I never resigned to it) that that happy ending would never come for me. Not because my prince charming does not exist, but simply because there are things in life we cannot control.

Nobody believes that I might be an optimist and I always go the length to avoid people thinking it too much, but reality is that deep inside me there is a forever burning flame called hope. I cry and despair and nevertheless, in the end, I still go on believing that things will change. My mother would love to believe that it was catechism which taught me that, but religion per se has never had on me the same effect as literature, unless it did lurk in between lines of a happy-ending story. Were it even one about the solved mystery of a murder.

Books that have a known plot development have the same effect on me of the one a prayer should maybe have – true believers, forgive me. Yes, formulae and rituals are comforting, and I am not saying anything new here. After all, this is what is highly criticized in the so-called genre fiction novels: they often sacrifice art to marketing precisely because they act like a box of chocolates.

I cannot do much but shrug: I am not allowed to eat chocolates anymore and once I used to haughtily consider romance as second-choice literature, though I still read them. Nevertheless, growing up and studying, I understood that novels are not all the same and, if well written, they can show the author had great discipline, the ability to surprise and, in my case, to convince me to never let the flame of hope blow out.

Some years ago, while I tried to understand how to write a romance novel myself, I read Gwen Hayes and her Romancing the Beat, which shows how to give a beat, a romantic rhythm to each and every scene of the plot, exactly as if they were notes maybe from the 1980’s songs Hayes suggests to listen to at the beginning of every chapter.

True, her goal is to put into our heads a very important earworm: that the plot in a romance novel is the journey during which two hearts with holes in each finally become one whole heart. Precisely for this reason, I see this book as a manifesto for romance novels, with a plot of its own, where the protagonists are the writer and her stories. A manifesto which is fun to read and useful to use, also as a memo for our own lives.

So, romance equals dreams and nothing more? I would not say so. When you think about it, no book in the so-called high-brow literature can ever (or should ever) give us a report of reality, not even when its own goal is to reproduce it as faithfully as possible. Each author offers a point of view on the world, even a multivocal one, but still one in an infinite number of potential interpretations, and they do it with different tools, strategies and narrative frames – maybe even inventing new ones or subverting the existing ones. It is enough to grant benefit of the doubt also to romance authors (women and men), whom we cannot put in a bag and judge all the same. Luckily, in time things have changed a lot even in the most popular and commercial collections.

Sure, I grew up reading books in which heroes were always arrogant, patronizing and with incredible six-pack chests. Diniscansa (said my grandma in Siciliano) – God forbid. Recently, though, I have found some authors who are able to write down men that I would not dislike beside me at all. On the contrary!

It happens with Kat Cantrell and Amity Lassiter. The latter is unknown in Italy, she has never been translated, while Cantrell is famous among “Harmony” readers, as she also writes for Harlequin in the USA. Thanks to her, whom I already knew, I started reading self-published books – another terrible taboo on which prejudices abound – and, choosing wisely, I have found worlds where the usual narrative frames can adapt to new love stories, with characters I feel emotionally closer to.

Both authors already had the ultimate weapon: the series! An author who can create a world where all characters have their own stories and come back, as friends, family, lost brothers and sisters and so on, is an author I can grant endless gratitude and loyalty to, because they spread in time and in my mind the power of that fantasy, of that prayer .

So, Superstition Springs is a little imaginary town in Texas where Kat Cantrell makes five non-honourably-dismissed ex-SEALs arrive with little baggage and a lot of demons. A lady with a golden heart and the power to see what is hidden inside their souls, has charmed them there, after writing to them for years while they were on a mission: she needs them to help revive the old almost-ghost town, now threatened by advancing progress. And what do five men who have lost everything end up doing? They throw themselves in the new mission and find five women just as bruised as them and… well, happily ever after is granted, sometimes with the help of a pig that can or cannot stand between a man and his well-earned chips!

What I find innovative in Cantrell’s books is that the demons and the bruises are not the abstract ones of stars and billionaires: anxiety and panic attacks, learning difficulties, single parenting, disabilities that the others have trouble dealing with… all issues many of us normal people live with every day. Even if my favourite character is Isaiah, the protagonist of A lot Like Perfect, who fights anxiety like me (but for different reasons), some days ago the last book in the series was out, A Lot Like Hope, the story about Rowe, the youngest of the team who lost hearing in one ear during their last mission together. If you have read some of my articles, you know very well what kind of reaction I might have reading of his hardship, knowing that at least he will find someone he can share his burden with in the end.

Whereas Cantrell was able to make me feel closer to the male heroes – me, feeling empathy for soldiers, can you see how good she is? – Amity Lassiter offered me a lot of heroines to find myself in, me the never-been-top-model-material one, whose eyes never were likened to the sky and who is today thin enough but still very attached to my cellulites (and she to me). The Baylors and their friends the Montgomeries, who are still short of the very-waited-for third book – no pressure, Amity! – are two families living in the series Hearts of Three Rivers. They have told me of life in a ranch, of which I know nothing at all, but also of dysfunctional family relationships, of lost dreams which had to be replaced, of the hardship of being a woman and not a dummy in a high-fashion shop window. Lassiter’s stories never fail to warm my heart and give me faith in human beings, though they never hide the harsh side of the world. And, in between kisses a little spicier than in Superstition Springs, also in Three Rivers all ends up in a smile.

Both authors, like 99% of the romance I read, are English speakers and their worlds are geographically far from me. I know what many Italian friend authors think: what about us? Why do you not read and write Italian stories? I have done it – very little of it, I know – and sooner or later I will engage in it more, at least in the reading. For the moment, this cultural distance helps me dream at a time where it is more difficult than usual. What can I say? All my true loves have always spoken English!



Ecco in ordine i libri delle due serie, sperando che prima o poi siano disponibili anche in italiano:

Here is a list of the novels the two series, hoping one day they will be available in Italian, too:


Cat Kantrell – Superstition Spring

A Lot Like Home (Havana & Caleb)

A Lot Like Perfect (Aria & Isaiah)

A Lot Like Fate (Cassidy & Tristan)

A Lot Like Family (Ember & Hudson)

A Lot Like Hope (India & Rowe)

Amity Lassiter – Hearts of Three Rivers

Runaway Heart (Ren & Dane)

Homecoming Heart (Emma & Noah)

Secondhand Heart (Lily & Finn)

Secret Heart (Layla & Nate)

Lawful Heart (Norah & Banks)

Guarded Heart (Coming soon)


#LeggiRead

Rosaria Manuela Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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