Romance: Come ho trovato il mio GMC ≈ How I found my GMC

Se la convinzione che un autore debba scrivere solo storie e luoghi che conosce fosse legge, allora io sarei già in galera da un pezzo, anche per aver solo pensato di scrivere romanzi d’amore. Per fortuna nessuna regola in letteratura è legge e, anzi, è fatta per essere sovvertita a ogni giro di secolo (e anche un po’ prima). Ci sono tanti consigli, però, di cui si può fare tesoro, soprattutto nella cosiddetta letteratura di genere, così bistrattata, ma anche così popolare.

If the belief that an author should only write about stories and places they know well were a law, then I would have already be thrown in jail, even for just thinking of writing romance novels. Luckily, no rule in literature is law and, on the contrary, it is there to be subverted at every turn of the century (and even a little earlier). However, there is a lot of advice that can truly help, above all when dealing with the so-called genre fiction, so much mistreated, but also so much popular.




Salve, mi chiamo Rosaria e sono una zitella. Ci ho anche scritto un libro qualche decennio fa – i segni c’erano già tutti – e non ho mai avuto problemi a definirmi tale, nonostante gli allora lettori di quel libro avessero tutti consigli eccezionalmente inutili per la protagonista e per me (confondendo un po’ i ruoli). E da zitella in essere, già a dodici anni leggevo romanzi rosa, gli Harmony di mia madre (molto più casti di oggi). Non preoccupatevi, però, non sono rimasta sola perché leggevo quei romanzi, leggevo quei romanzi perché ero (e sono) sola e, se ci pensate bene, ha abbastanza senso (e sennò ve lo spiego meglio nel prossimo articolo).

Ma perché provo a scriverli? Prima di tutto perché sono un esercizio prezioso per imparare a rispettare limiti ben precisi – numero di parole, struttura, evoluzione della trama, aspettative del lettore. E poi perché mettere nero su bianco i propri sogni non ha prezzo. È un atto di fiducia verso il lettore, come se si aprisse il cuore in due per offrirlo a tutti, sapendo che qualcuno potrebbe schiacciarlo. È un atto di rivalsa contro quello che nella vita non possiamo cambiare. È un atto di amore per se stessi, un sogno realizzato anche solo per qualche ora.

Certo, questo va bene per una principiante come me, con due romanzi finiti ancora da revisionare e tante idee che sono solo lavori in corso. Chi intraprende questa come carriera, soprattutto chi si autopubblica, deve concentrarsi anche su altro, conoscere il mercato, adattarsi alle aspettative dei lettori come meglio può, pur senza diventare una macchina sputa-parole, e darsi scadenze e obiettivi.

Per ora i miei “romanzi felici” sono più simili a esperimenti, che spesso mi hanno anche fatta uscire da quegli orrendi blocchi dello scrittore in cui affogo, a volte per anni. Stavolta devo ringraziare un sogno a fine maggio trasformatosi in una storia che mi ha accompagnata per tutta l’estate, che ho finito di scrivere all’inizio di settembre e che ora sto revisionando. Un romanzo che ha confermato la mia autodiagnosticata schizofrenia linguistica: se devo tradurre scene d’amore in italiano, tutto bene, ma per scriverle da zero o uso l’inglese o ci rinuncio – anche se poi capita che il povero eroe a un certo punto si ritrova con tre mani (e no, non scrivo paranormale!).

Proprio perché la pudica me si sente più a suo agio in inglese, qualche anno fa, finito il primo romanzo storico di una trilogia Regency, ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere virtualmente diverse scrittrici anglofone: esempi da seguire, fonti di conoscenza, sostenitrici amorevoli e insegnanti severe, pozzi di esperienza da cui attingere. E spacciatrici di nuovi libri da leggere, quelli che scrivono loro e quelli che mi suggeriscono.

Ovviamente, conoscevo già diverse tecniche narrative, non fosse che per i lunghi studi di critica letteraria al liceo e all’università, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e così ho scoperto l’outline e il GMC.

Con il primo, ovvero la progettazione iniziale delle scene che poi dovranno formare la trama, non ho avuto molta fortuna. Ho letto qualche testo, ho preso appunti e fatto esercizi – soprattutto leggendo Outlining Your Novel di K.M. Weiland – ma, poi, mi sono rassegnata al fatto che sono e sempre sarò una pantser. Ovvero, scrivo di getto, senza sapere del tutto chi farà cosa e quando; incollo insieme frasi scritte in momenti diversi del mio tempo e di quello della narrazione; e solo verso la metà comincio ad avere un’idea di dove sto andando (e magari devo tornare indietro e riscrivere due o tre capitoli!). Non riesco a seguire ordinatamente un piano… che è abbastanza ironico per una che, secondo mia madre, è patologicamente ordinata.

Grazie al libro di Debra Dixon, invece, ho scoperto quanto mi diverte trovare il mio… GMC! Insomma, ho capito quali sono i tre elementi segreti per avere un libro che funzioni – quale che sia il genere: “G” sta per Goal (obiettivo) – il personaggio cosa vuole ottenere? – “M” è la Motivazione – perché lo vuole ottenere? – e “C” è il Conflitto – quali ostacoli le impediscono di ottenerlo? Anche questo è un esercizio che questa pantser fa solo dopo aver finito di scrivere il libro, ma è comunque utile. Per esempio, mentre scrivevo questa estate è arrivato Cat, un pigro mostro felino che sembrava solo un attore secondario e il cui GMC invece è diventato essenziale: Cat vuole ottenere il possesso assoluto del comodo divano del suo umano (quello con tre mani); il motivo è ovvio, ovvero vuole passare ore a dormire lì, senza che nessuno lo disturbi; l’ostacolo è proprio quel brontolone dell’umano che non si decide a lasciarglielo per fare finalmente felice l’altra umana, che almeno lascia tutto in ordine! D’altronde, come questa scrittrice disordinata anche Cat lo sa: un romanzo non è davvero d’amore se non ha un lieto fine, anche per i non felini!

Nota bene: I testi di Weiland e Dixon trattano di narrativa in generale, non sono specifici per il rosa, ma ci sono arrivata da un altro testo, Romancing the Beat di Gwen Hayes, che è talmente divertente e ben scritto che vale la pena consigliarvelo tra due giorni, come libro da leggere ancora prima che come manuale di scrittura.

Hi, my name’s Rosaria and I’m a spinster. I even wrote a book about it a few decades ago – all the symptoms were already there – and I never had any problem calling myself thus, though the readers of that book all had exceptionally useless advice for me and the protagonist (they did confuse the two a bit). And as a spinster-to-be, I already read romance at twelve, my mother’s Harlequins (a lot more prude than today). Do not worry, though, I am not on the shelf because I read romance, I read romance because I was (and am) alone and, if you think about it, it makes a lot of sense (if not, I will explain it better in my next article).

But why do I try to write them? First of all, because they are an invaluable exercise to learn how to write within boundaries – number of words, structure, plot development, readers’ expectations. And then, because putting your dreams down on a page (or on a screen) is priceless. It is an act of faith towards the readers, as if you cut your heart open and offered it to everybody, knowing someone might crash it. It is an act of revanche against all that we cannot change in our lives. It is an act of love towards ourselves, a dream made true even if just for a few hours.

Of course, this is all good and well for a rookie like me, with only two finished novels still to edit and many ideas that are just work in progress. Those who have made this their life career, above all self-published authors, must focus on a lot more, know the market, adapt to readers’ expectations as best as they can without turning into word-spitting machines, and have deadlines and goals.

For the moment, my “happy novels” are more like experiments, often digging me out of the horrible writer’s blocks that I drown in, sometimes for years. This time, I must thank a dream at the end of May turned into a story that stayed with me all summer long, that I finished writing at the beginning of September and that I am now editing. A novel that has confirmed my auto-diagnosed linguistic schizophrenia: if I have to translate sex scenes in Italian, all is well, but if I have to write them from scratch, it’s English or nothing – even if sometimes the poor hero in the love story might suddenly find out he has three hands (and no, I do not write paranormal!).

Just because my prude self feels more at ease in English, when I finished the first novel of a Regency trilogy some years ago, I had the honour and privilege of virtually meeting various English-speaking authors: examples to follow, sources of knowledge, loving supporters and strict teachers, wells of experience to draw from. And pushers for a lot of new books to read, those they write and those they suggest.

Of course, I already knew various storytelling techniques, if only for the years spent studying literary critic at high school and university, but there is always something new to learn and so I found out about outlining and the GMC.

With the first, that is to say the initial planning of the scenes that will then form the plot, I never had much success. I read some texts, I took notes and exercised – above all while reading Outlining Your Novel by K.M. Weiland – but, then, I had to concede and resign to the fact that I am and will always be a pantser. That is to say, I write without thinking ahead, I make up things on the spot, without always knowing who will do what and when; I glue together sentences I wrote at different times; and only midway through the journey, I start having an idea of where I am going (and maybe I must go back and write again two or three chapters!). I am unable to tidily follow a plan… which is quite ironic for someone like me who, according to my mother, is pathologically tidy.

Thanks to Debra Dixon’s book, instead, I found out how much fun it is to look for and find my… GMC! Oh well, I have at least understood the three secret features to make my story work – whatever the genre: “G” means Goal – what does the character wants to obtain? – “M” is the Motivation – why do they want to obtain it? – and “C” is the Conflict – what are the obstacles which prevent them to get their goal? Even this is an exercise this hopeless pantser only carries out after she has finished writing the whole book, but I still find it useful. For example, while I was writing last summer, Cat arrived, a lazy feline monster who seemed just a secondary character and whose GMC turned essential: Cat wants to take full possession of a very comfortable couch; the motivation is clear, he wants to sprawl on it and sleep undisturbed for hours; the obstacle is his brooding three-handed human who is always in the way and cannot make up his mind on how to make the heroine happy, the other human who at least leaves everything tidy around the couch! Like this untidy writer, Cat knows that romance is not real romance if there is no happy ending, even for non-feline characters!

Nota bene: The books by Weiland and Dixon are about general creative writing, not specific for romance, but I got to those through another text, Romancing the Beat by Gwen Hayes. I will speak more about it, because it is so much fun and so well-written that it is worth suggesting it as a book to read and not just as a handbook on writing.


#ScriviWrite

Rosaria Manuela Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

E tu cosa ne pensi? ≈ What about you?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: