Traduzione, amore e fantasia ≈ Translation, love and fantasy

C’è un segreto che conoscono tutti: diventare traduttori editoriali è difficile. Si deve studiare tanto, questo è ovvio, ma l’università non basta. I corsi di formazione aiutano, ma a conti fatti finché non si ottiene un contratto e poi un altro e un altro ancora (e anche così), si resta spesso affamati, a volte letteralmente. E dopo tanto studiare, dopo tanta gavetta e tanti investimenti, dove mi trovo io sulla strada verso il “successo”?

There is a very badly guarded secret in my world: becoming a published translator is hard. You must study, of course, but university is not enough. Training courses help, but at the end of the day, if you do not get a contract and then another and another yet (and even so), you are left starved, sometimes literally. And after so much studying and working my way up and investing savings, where am I on the path to “success”?




Quanti progetti avevate fatto per il 2020? Doveva essere un anno come un altro – stessi impegni, stessi piani – o, anche per voi, stavano per avvenire cambiamenti decisivi (o quasi)? E come è andata invece?

Be’, molti di noi hanno pianto prima di tutto la perdita di persone care e – anche quando non era per il Covid – è stato ancora più difficile elaborare il lutto durante questo periodo. Anche chi è stato più fortunato, anche chi non aveva grandi progetti, ha comunque dovuto fare i conti con un mondo capovolto almeno per qualche mese e, nel mio caso, le novità che sembravano incoraggianti sono diventate traballanti.

Gennaio sorrideva, offrendomi il mio primo contratto con Lonely Planet (vedete il risultato in I miei libri) più la co-traduzione di un secondo libro, e, per una volta, l’aprile seguente (il “mio” mese) prometteva di essere il più bello della mia vita: la prima traduzione pubblicata e un viaggio a Londra per festeggiare. Ahimè, marzo lo ha battuto sul tempo, la traduzione è uscita solo a giugno e Londra è di nuovo un sogno lontano. E per ora non me la sento di parlare dell’esperienza – bellissima – di tradurre per una casa editrice famosa.

Per qualche mese, tra la consegna delle traduzioni e la fine di aprile, il mio cervello era paralizzato. Non riuscivo a riflettere, elaborare, ripianificare. Dopo un momento di depressione e sconforto, come sempre, mi sono rimboccata le maniche, dedicandomi a lavori manuali. Insomma, quest’anno le pulizie di primavera sono state uno sfogo, più che una necessità. Con ogni pensiero negativo bloccato dalla voce suadente del mio attore preferito che mi leggeva storie di omicidi efferati e le mani impegnate, avevo almeno l’illusione di stare agendo. Alla fine, casa mia era più pulita di quelle delle pubblicità di detersivi ed ero pronta a ricominciare…

Sì, ma a fare che? Be’, il titolo di questo articolo per molti italiani dovrebbe evocare quello del famoso film Pane, amore e fantasia, tre parole chiave nel dopoguerra italiano. Anche se qui i “bombardamenti” non erano ancora finiti, anch’io avevo bisogno di recuperare quei tre fondamentali, soprattutto il “pane”, ovvero la fonte di guadagno. Per fortuna gli alunni c’erano ancora tutti, anche se ormai online. Tuttavia, la traduzione è come uno sport, se non la pratichiamo a lungo, i muscoli addetti si atrofizzano; e, soprattutto, per me è più che un semplice lavoro. Al pari della lettura e della scrittura, è il mio nutrimento, la mia droga. E allora, ho fatto quello che fanno i drogati: sono andata a cercarmi la mia dose in un luogo malfamato. Sì, per chi è del mestiere, intendo proprio quel sito, quello in cui si traduce per autori auto-pubblicati in cambio della speranza che un giorno arrivi qualche centesimo di diritti d’autore. Si tratta delle “non-ve-le-sto-raccomandando” traduzioni gratis.

Direte, voi puristi della professione, perché non tornavi a fare traduzioni per le associazioni di volontariato? Per una ragione molto semplice: negli anni trascorsi nella rete traduttori di Amnesty International ho imparato tanto sulla politica e la società dei paesi di tutto il mondo e posseggo ora una conoscenza dettagliata di circa un centinaio di tipi di tortura. Per i libri di viaggio è stata un’esperienza tutto sommato utile (torture a parte). Ma per tradurre fiction? Posso rispondere anche a questa spinosa domanda: no, non serve a molto, nemmeno per tradurre gialli.

Ben consapevole di tutto, rischi e benefici, mi sono messa a cercare, quindi, un genere specifico, i romanzi d’amore – che come vedrete fra due giorni erano già protagonisti della mia estate 2020 – e testi non più lunghi di 35.-40.000 parole. Quello che mi ha convinta a fare un’offerta è stato il nome della scrittrice, Erica Monroe. La conoscevo già, aveva scritto per un’antologia con un’altra autrice che conosco “virtualmente”, ero certa che i libri fossero i suoi e ha subito accettato una scadenza lunghissima, ben oltre i miei tempi consueti.

Per la fine di luglio la traduzione era confezionata, letta e riletta, e avevo trovato lì dentro tutto quello che mi serviva: il mio pane, l’amore – se non qui, dove? – e la fantasia di Erica che mi ha trasportata per qualche ora a settimana in un misterioso castello della Cornovaglia nel XIX secolo, tra streghe e antiche maledizioni, con un’eroina che lotta contro le proprie paure e un eroe che supera i pregiudizi per amore suo – nonché la fobia dell’altezza (della quale ho grande conoscenza io stessa). Non confuto niente di quello che leggerete in altri blog su questo tipo di traduzioni, ma per me la ricompensa è stata ritrovare la voglia di crederci.

E, forse anche grazie a un po’ della magia del romanzo, proprio negli stessi giorni in cui finivo la traduzione de La follia della Contessa, ho scoperto che quest’anno la Fondazione Unicampus San Pellegrino avrebbe tenuto online sia le Giornate della Traduzione Letteraria (di cui ho parlato QUI), sia “Tradurre la letteratura”, un corso che inseguo da anni, ma che per la distanza mi era sempre stato impossibile frequentare. Ho colto l’occasione e ora sono pronta a rimettermi in gioco, a investire, a lottare per avere un altro contratto vero e poi un altro e un altro ancora.

Per cui, quando Erica mi ha chiesto se volevo tradurre anche i due rimanenti romanzi della trilogia – che ho chiamato “Le spose dell’Arcano” – brevi quanto il primo, ho accettato e questa settimana comincio a lavorare a The Determined Duchess, con scadenze ancora più lunghe di cui siamo contente entrambe. Forse saranno gli ultimi libri che tradurrò a queste condizioni e forse no. Aspetto di vedere cosa succederà nei prossimi mesi. Nel frattempo, i progetti li faccio mese per mese e mi godo il pane, quello fatto in casa, almeno fin tanto che c’è lievito di birra in giro!

How many projects did you have for 2020? Should it have been a year like any other – same business, same plans – or, you too, could see (almost) significant changes lingering on the horizon? And how did it go instead?

Well, many of us have had to mourn the loss of dear ones and – even when not for Covid – grieving has turned out to be even more difficult right now. Even those who were luckier, those who had no big plans in any case, still had to come to grips with an upside down world at least for some months and, in my case, the news which at the beginning of the year seemed really encouraging, became a little less dependable.

January was welcome, granting me my first contract with Lonely Planet (you can see the result in My Books) plus the co-translating of a second book, and for once the following April (my birth month) promised to be the best ever: my first published translation and a trip to London to celebrate. Alas, March beat it to the punch, the translation was put off until June and London is again just a dream. And for the moment I am not up to writing about the – wonderful – experience of translating for a famous publisher.

For a couple of months, between handing in the translations and the end of April, my brain stopped working, it froze. I could not consider, work out or plan anything. After some depression, as it is my habit, I just stood up and plunged myself into manual work. In short, spring cleaning this year was more of a way to vent out all the frustration than a real need. With every negative thought kept out by the soothing voice of my favourite British actor who read to me stories of heinous murders and my hands busy, at least I had the illusion of being in action. At the end, my house was cleaner than the ones in a detergent ad and I was ready to start again…

Right, but doing what? Well, the title of this article should make Italian readers think of the famous film Bread, Love and Fantasy, three key words in Italy after World War II. Even though the “bombing” had not stopped, yet, I needed to recover those three fundamental priorities, too, above all the “bread”, that is to say the source of income. Luckily, I still had all my pupils, though they were online now. All the same, translation is like a sport and if we do not practice it for a long time, the muscles involved in it waste away; and, for me, it has always been more than a job. Like reading and writing, it is my nourishment, my drug. And so, I did what all addicted do: I went and looked for my high in a very bad place. Yes, for those who work in the same field, I’m talking about that site, the one where you translate for self-published authors in exchange for the hope that one day you will get some royalties out of it. They are none other than the infamous “do-not-do-this-at-home” translations for free.

All you serious professionals will be shaking your heads saying: why aren’t you translating for commendable charities again? For a very simple reason: in the years I spent working for the translation team of Amnesty International, I learnt a lot about the politics and society of a lot of countries in the world and I now own a very detailed knowledge of at least a hundred types of torture. All good and well, plus useful when translating travel books (minus the tortures). What about translating fiction? I can answer this tricky question, too: it does not help much, not even for thrillers.

Well aware of everything, risks and benefits, then I started looking for a specific genre, romance – which, as you will see in two days, was already the protagonist of my summer 2020 – and novels not longer than 35-40.000 words. In the end, what convinced me to make an offer was finding the name of author Erica Monroe. I had already heard of her, she had written in an anthology with an author I know “virtually”, I was sure the books were hers and she immediately accepted the very long deadline, much longer than my usual timing for translations of the same size.

By the end of July, the translation was well refined, read and revised, and I had found in it all that I needed: my bread, love – if not in romance, where? – and Erica’s fantasy which, for some hours a week, took me back into a 19th century mysterious castle in Cornwall, among witches and old curses, with a heroine who fights against her fears and a hero who overcomes his prejudices for her love – plus his phobia for heights (of which I have a great understanding myself). I am not going to deny any of the negatives explained in other blogs about this kind of translations, but the compensation I sought for my job this time was to believe in myself again.

And, maybe even thanks to a little magic from the novel, just in those days I was finishing the translation of La follia della Contessa, I found out that this year the Fondazione Unicampus San Pellegrino would hold online both their three-day event on literary translation (that I spoke about HERE), and a course about translating literature that I courted for years, but which I would have never been able to attend because of the distance. I did not think twice and now I am ready to get back in the game, invest more, fight to get another real contract and then another and another yet.

So, when Erica asked me if I wanted to translate the other two novels in her trilogy – that I called the “Spose dell’Arcano” – just as short as the first, I accepted and this week I am beginning to work on The Determined Duchess, the second novel, with even longer deadlines that we are both very happy about. Maybe these will be the last books I am going to translate under these terms and maybe not. I am waiting to see what will happen in the next months. Meanwhile, I only plan one month at a time and I enjoy my bread, the homemade one, at least until there is enough yeast around!


#TraduciTranslate

Rosaria Manuela Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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