Le Giornate della Traduzione Editoriale ≈ Studying literary translation

Come si fa a riassumere in poche parole tre giorni intensi in cui proprio le parole scandivano ogni secondo e impregnavano ogni fibra ottica delle nostre connessioni? Parole pensate, scritte, tradotte, interpretate, riscritte, ristrutturate, sgrammaticate, corrette, inventate, illustrate, recitate… amate!

How to sum up in few words three busy days in which words themselves gave the beat, filling every single optical fiber of our connections? Words which were thought, written, translated, interpreted, rewritten, restructured, incorrect, correct, invented, drawn along pictures, played… loved!



Anche se mi è difficile cercherò comunque di essere breve, perché il tempo è tiranno e come vedete il mio blog langue, i pensieri che si perdono prima di poter diventare parole.

In questi tre giorni, dal 25 al 27 settembre, mi sono sentita potente, non solo perché finalmente in grado di partecipare a un evento da professionista della traduzione letteraria, ma anche perché se non fosse stato online mi sarebbe stato inaccessibile per i costi troppo alti – non solo economici – di uno spostamento fisico. D’altro canto, mi sono anche sentita piccolissima, come una molecola di pulviscolo in un universo immenso fatto di grandi stelle e pianeti. Eh sì, l’universo fatto da quei traduttori che il mestiere lo praticano da decenni e lo insegnano; dagli editori che decidono il destino di libri, scrittori e traduttori; da filosofi e artisti; da esperti di linguistica e mecenati.

Il filo conduttore di seminari e lectio magistralis è stato di certo il rapporto con l’Altro e la costruzione del sé attraverso la traduzione. È strumento per costruire la socializzazione, ma in cui il traduttore è “intermediario solitario” (Isabella C. Blum), ovvero opera in assenza dei due poli della mediazione (scrittore di lingua originale e lettore di lingua d’arrivo). È strumento per conoscere se stessi in rapporto con lo straniero, definendoci, ma senza mai cancellare del tutto l’Altro. Perché tradurre, nel suo essere fame di parole, e anche fame di amore (Nicola Gardini).

Anche se ci sarebbe ancora tanto su cui riflettere, mi soffermo su questo, sulla fame di amore che sicuramente ha sempre fatto parte del mio bisogno prima di tutto di leggere, e poi di scrivere e tradurre. Quando si ha un deserto intellettuale e affettivo attorno, con sole poche oasi e spesso comunque virtuali, chi è come me, disabile o solo per qualche altro motivo, il nutrimento, ricco, abbondante, variegato, lo riesce a trovare spesso solo nella letteratura e proprio grazie a traduttori italiani di lingue a noi sconosciute o di testi inaccessibili in originale nell’epoca pre-Internet.

La traduzione, però, è anche mestiere, lavoro. E molti relatori dei seminari che ho seguito (per lo più francesisti) hanno proposto metodi, strumenti e suggerimenti di cui farò tesoro come sempre – il mio amore per gli insegnanti rimane inalterato nei decenni. Questi tre giorni mi lasciano con tanta stanchezza e un po’ di timori – non è un bel periodo per nessuna professione questo – ma anche con la consapevolezza che proprio perché non c’è mestiere che sia al sicuro, mai, tanto vale perseverare con il mio sogno e continuare a investire e crederci, e bussare a ogni porta. Insomma, sono io stessa prova vivente che ogni tanto qualcuno dall’altra parte risponde davvero!

Though it’s difficult for me, I’ll still try to keep it short, because I’m indeed short of time and you can see my blog is suffering from it, my thoughts lost before they can turn into words.

In these three days, from September 25th to 27th, I felt empowered and not just because I was finally able to attend an event as a professional of literary translation, but also because had it not been online, the cost of moving would have been once again too high for me – and not just money wise. All the same, I also felt as tiny as a molecule of dust in a wide universe full of big stars and planets. Yes, a universe made of the translators who have done this job for decades and teach it; by the publishers and editors who decide of the “life and death” of books, writers and translators; by philosophers and artists; by experts in linguistics and patrons.

No doubt, the thread that tied workshops and lectio magistralis was the relationship with diversity and the determination of one’s self through translation. This is a tool to build the very act of socializing, but in which translators are “solitary mediators” (Isabella C. Blum), that is to say they work in the absence of the two poles of this mediation (the original writer and the reader in the target language). It is a tool to know ourselves in relation to foreigners, defining ourselves without cancelling the Other. Because translators are hungry for words and thus hungry for love (Nicola Gardini).

There would still be a lot to wonder about, but I’ll focus on this, on the hunger for love which is sure to be part of my need first to read, then to write and translate. When you live inside an intellectual and emotional desert, with few oasis that often are still virtual, when you’ve got a disability like mine or worse, or you are alone for some other reason, then you can often find rich, abundant, varied food only in literature and thanks to translators, giving us stories in unknown-to-us languages or, in the pre-internet era, which were not easy to find on the spot.

All the same, translating is also a job. And many speakers at the workshops I attended (mainly on the French language) offered us strategies, tools and advice that as always I’ll keep in my treasure chest – my unadulterated love for teachers remains deep through the decades. These three days left me exhausted and a little frightened – it’s not a good time for any kind of job – but even with the awareness that, precisely because no job is safe, ever, then I’d rather keep on following my dream, believing and investing in it, knocking on every door. Oh well, I’m living proof that sometimes someone on the other side really answers!



Le Giornate della Traduzione editoriale sono organizzate dalla Fondazione Unicampus San Pellegrino e in particolare nelle persone di Ilide Carmignani e Stefano Arduini. Le lectio magistralis sono state tenute quest’anno da Nicola Gardini (Oxford University – Tradurre per sé stessi – “Pia Pera”); Federico Faloppa (Presentazione Brevi lezioni sul linguaggio, Bollati Boringhieri); Isabella C. Blum (Vincitrice del Premio di traduzione “Giovanni, Emma e Luisa Enriques”); e Paolo Nori (Come parliamo quando parliamo d’amore; discorso sulla lingua del sentimento).

Ho seguito i seminari di:

This event on literary translation was organized by Ilide Carmignani and Stefano Arduini of the Fondazione Unicampus San Pellegrino, part of the European School of Translation. The lectio magistralis this year were held by Nicola Gardini (Oxford University – Translating for ourselves – “Pia Pera”); Federico Faloppa (Presentation of his book on linsuistics Brevi lezioni sul linguaggio); Isabella C. Blum (Winner of the translation prize “Giovanni, Emma e Luisa Enriques”); e Paolo Nori (How do we talk when we talk about love; a thought about the language to describe feelings).

I attended the worshops held by:


Emanuelle Caillat, La traduzione: un gioco da ragazzi? (francese)

Franco Nasi (Unimore), Tradurre l’errore. La traduzione come laboratorio di pensiero critico e creatività

Alberto Bramati, Una grammatica per i traduttori dal francese all’italiano

Alessandra Roccato (HarperCollins), Tradurre il rosa: tutti i segreti per tenere le lettrici incollate alla pagina

Anna D’Elia, Il tempo e lo spazio “degli altri” in Leila Slimani: epica familiare al tempo della decolonizzazione

Anna Mioni, Tradurre l’ironia di Sam Lipsyte: il traduttore come stand-up comedian

Monica Capuani, La traduzione teatrale

Elena Battista, Dalla terra alla luna: viaggio nell’editoria dall’Italia all’Inghilterra. Guida pratica per chi non vuole arrendersi

Tiziana Bello (minimum fax), Il diritto d’autore e le proposte editoriali dei traduttori

#TraduciTranslate

Rosaria Manuela Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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