Il brivido della Storia ≈ The thrill of History

Questo articolo è dedicato a mio nonno Francesco Puglisi nel 15° anniversario della sua scomparsa, per ricordare come i suoi racconti hanno infuso in me l’amore per la Storia e la narrativa.

This article is dedicated to my grandfather Francesco Puglisi on the 15th anniversary of his demise, to remember how his tales triggered my love for History and story-telling.


La Storia è un mistero che si svela di continuo davanti ai nostri occhi, come quando qualcuno trova i resti di Riccardo III in un parcheggio di Leicester o viene reso pubblico un affresco appena disseppellito a Pompei. Archeologi e storici – ma anche i giornalisti e tutti gli appassionati del passato – lavorano proprio come investigatori, seguono indizi, esplorano le coincidenze, segnano le mappe e i percorsi un passo alla volta, arrivano a una soluzione e a volte si ricredono. No, il colpevole è un altro. Tornano indietro e ricominciano daccapo. Fatherland, primo romanzo dell’adesso celebre Robert Harris, mette insieme le tre figure: un ispettore, una giornalista e uno storico che negli anni ’60 di un mondo alternativo ripercorrono le orme di un popolo scomparso, cercando la verità e pagandone le conseguenze. Tutto nello stile di un giallo da brivido che tiene incollati alle pagine.

History is a mystery constantly unveiling in front of us, like when someone finds the remains of Richard III in a parking lot in Leicester or when a fresco recently dug up in Pompei is shown to the public. Archaeologists and historians – but also journalists and anyone who is passionate about the past – work precisely like investigators, follow clues, analyse coincidences, pinpoint maps and routes one step at a time, get to a solution and sometimes have to change their mind. No, he’s not guilty after all. They go back and start all over again. Fatherland, the first novel by the now very famous Robert Harris, puts on page these three characters: an investigator, a journalist and a historian who, in the 1960’s of an alternative world, slowly uncover the trail walked upon by a whole missing people, looking for the truth and paying the high price. All of this in the style of a truly thrilling thriller, a page-turner.


Copertine/Covers of Fatherland by Robert Harris
Robert Harris, Fatherland, ed. Oscar Mondadori (Trad. di Roberta Rambelli) / Fatherland (25th anniversary edition), Kindle edition by Cornerstore Digital

Vero o Falso?

Nel mondo creato da Robert Harris, Hitler ha vinto la guerra, negli anni Sessanta è ancora vivo e vegeto e tiene in pugno l’intera Europa. Il diario di Anne Frank non è mai stato letto. Né Primo LeviElie Wiesel o Vladek Spiegelman sono tornati da Auschwitz e sono invece spariti insieme a tutti gli altri ebrei del Reich. Qualcuno ogni tanto si chiede dove siano stati portati. “Esiliati ad Est” è la risposta comune, là dove una guerra senza fine prosegue contro partigiani russi e ribelli comunisti, che non si arrendono alla vittoria della Grande e Potente Germania. Ovvero, la trasposizione nel mondo alternativo di un Vietnam in cui la finta Germania harrisiana copia gli errori dei veri Stati Uniti, nasconde la verità dietro la propaganda e manda al sacrificio i suoi giovani con in testa la solita illusione che “dolce è morire per la gloria della patria”.
Non ne è così convinto Xavier March, che pure durante la Seconda Guerra Mondiale è stato un eroico capitano di U-boat – uno di quelli che un altro protagonista di Harris cerca di sconfiggere in Enigma. Che sia dolce morire per un ideale non lo mette mai in dubbio l’adesso ispettore della Sezione Omicidi della Kriminalpolizei, ma di certo il suo sogno non coincide più con quello del Führer. La sua ragion d’essere è, invece, la ricerca della verità a qualsiasi costo. Nel portafoglio tiene la foto che ha trovato dietro la carta da parati nella casa in cui vive da quando ha divorziato. Raffigura la famiglia che abitava l’appartamento prima di lui e le sue domande su di loro si scontrano con muri impenetrabili. “Ebrei”, è l’unica risposta che ottiene, mentre la foto lo segue, un pensiero assillante sullo sfondo della vita quotidiana.
March, la cui ironia e curiosità sono mal sopportate dai vertici delle SS, ha divorziato proprio perché non rifiuta mai un caso, nemmeno quando non è di servizio. Così, sotto la pioggia di Berlino, mentre la città si prepara a una settimana di festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno di Hitler, Zavi scruta il cadavere gonfio di uno sconosciuto senza una gamba. È annegato, direbbe chiunque altro. Non questo investigatore, che prosegue le sue ricerche anche quando, scoperta l’eminente identità della vittima, riceve il minaccioso ordine di sospendere le indagini da parte del feroce Globus – per la Storia Odilo Globocnik, uno dei veri esecutori dell’ideale nazista.
Su un altro omicidio legato al primo, nel frattempo, sta indagando la giornalista Charlie Maguire, statunitense di madre tedesca. Giovane, intelligente e persino più audace di March nelle sue indagini, esattamente come lui la donna non si ritira di fronte alle minacce e, malgrado l’iniziale diffidenza dell’uomo, lo affianca nella caccia all’omicida, finché il pensiero assillante sulla famiglia scomparsa diventa il pezzo di un enorme puzzle da ricomporre.
Ad aiutare i due a risolvere l’enigma – la cui soluzione il lettore conosce fin troppo bene – è proprio uno storico, Rudolf Halder. Anche lui reduce delle battaglie sugli U-boat, adesso lavora nel Reichsarchiv, dove sono conservati tutti i documenti governativi e dove si sta ricostruendo la Storia del Terzo Reich. La dimostrazione che il delitto perfetto non esiste sta nei dettagli: molti documenti compromettenti sono spariti, ma nelle maglie della burocrazia rimangono incastrati indizi essenziali che Halder, un po’ inconsapevolmente, fornisce ai protagonisti. Sembrerebbe un personaggio secondario, ma in realtà è lui a fornire il catalizzatore che permette al fittizio di intrecciarsi al vero, creando una storia e una Storia che si leggono sempre con occhi nuovi, anche alla decima o undicesima rilettura.

True or False?

In the world Robert Harris created, Hitler has won the war, in the Sixties he is still alive and well and he has all Europe under his boot. Anne Frank’s diary has never been read. Neither Primo Levi nor Elie Wiesel or Vladek Spiegelman have ever come back from Auschwitz and, instead, they are gone like any other Jew in the Reich. Some wonder about them, but common knowledge answers: “Exiled to East”, where a never-ending war goes on against Russian partisans and communist rebels who cannot accept the victory of this Great and Powerful Germany. That is to say, a sort of alternative Vietnam in which the harrisian fake Germany copies the true USA’s mistakes, hides the truth behind propaganda and sends his youth to die with the same delusion, that “it is sweet to die for the glory of the fatherland”.
Xavier March does not look that persuaded about it, though he was indeed a heroic captain of those Second World War U-boats another of Harris’s protagonists fights against in Enigma. That it might be sweet to die for an ideal is not what is in doubt for the now homicide investigator of the Kriminalpolizei, but certainly his own dream does not coincide anymore with the Führer’s. Instead, his raison d’être is the pursuit of truth at any cost. At all times, he carries in his wallet a picture he found behind the wallpaper in the house he has lived in since he divorced. On it is the image of the family which inhabited the apartment before him. His questions about them bump against a thick wall of silence. “Jews”, is the only answer he can obtain, while the photo follows him, a nagging thought on the background of his everyday life.
March, whose irony and curiosity are barely tolerated by the high ranks of the SS, divorced precisely because he never refuses a case, not even when he is off duty. So, under Berlin’s rain, while the city prepares for a week of celebrations in honour of Hitler’s eightieth birthday, Zavi peers at a swollen, unidentified corpse which appears to be missing a leg. “He drowned” is what anybody else would say. Not this investigator, who perseveres in looking for the murderer even when, once found the identity of the eminent victim, he is threateningly ordered to suspend all investigations by the ferocious Globus – known to History as Odilo Globocnik, one of the fiercest “executors” of the Nazi ideal.
In the meanwhile, another murder linked to the first is being inquired by Charlie Maguire, a US journalist with a German mother. Young, smart and even more audacious than March in her investigation, exactly like him the woman does not give up even after the threats and, despite March’s initial diffidence, she accompanies him in the hunt for the killer, until the nagging thought about the vanished family becomes one piece of a huge jigsaw.
In comes a historian to help the two solve the enigma – whose solution the reader knows too well. Rudolf Halder is another veteran of the U-boats and now works in the Reichsarchiv, where all of the government’s papers are stored and where the History of the Third Reich is being rewritten. Proof that the perfect murder does not exist lies in the detail: many compromising papers have vanished, but some essential clues have remained stuck in the meshes of bureaucracy. Clues which Halder, a little unwillingly, gives the investigator and the journalist. Apparently a secondary character, he is actually the one providing a catalyst which allows the intertwining of fiction and truth, creating a story and a History which can always be read as if for the first time even at the tenth or eleventh reading.


Brivido e Sollievo

La Storia, come un romanzo giallo, può rappresentare la ricerca di una verità – “come si sono estinti i dinosauri?” – ma può anche essere vista come un tentativo di esorcizzazione la morte. La memoria tiene in vita chi non abbiamo più attorno e sbirciare nelle soffitte o tra i cimeli della nonna può dissolvere anche solo temporaneamente il dolore e la paura della perdita.
In fondo, cos’è la ricerca storica se non anche un tentativo di allontanare da noi il timore che saremo cancellati per sempre dopo il nostro ultimo respiro, che le nostre vite non abbiano avuto alcun significato e che le nostre civiltà, tradizioni e usanze, ma anche le ferite aperte, come la Shoah o i genocidi della guerra nella ex-Jugoslavia, spariranno come se non fossero mai esistite? Sentiamo il brivido della catastrofe, ma tiriamo anche un sospiro di sollievo quando guardiamo le strade di Pompei e i corpi mummificati: il cadavere non torna in vita, è vero, però il colpevole è stato scoperto e giustizia è stata fatta.
Fatherland fa tremare e rassicura nel momento stesso in cui riesce a spingere il lettore a indagare. Prima di tutto, in questa ipotesi di una Storia che non è mai avvenuta ma avrebbe potuto, ci si chiede quale sia la finzione e quale invece la realtà. Lo stesso protagonista rappresenta una chiave del mistero. La sua vita è divisa in due letteralmente – rappresenta ogni uomo esistito sugli U-boat tedeschi in battaglie davvero avvenute, ma è anche personaggio della linea temporale fittizia – e figurativamente – tedesco legato alla patria dall’amore per il padre e per il figlio, ma alienato da un regime in cui non si riconosce.
Come fa, però, Harris a mantenere la suspense una volta che si capisce qual è il vero mistero che avvolge la storia? Il “segreto” di Fatherland il lettore lo conosce già. Tutti lo conoscono da ben prima che a Harris venisse in mente anche solo l’idea per questo romanzo e lo scrittore ne è più che consapevole – basta leggere il suo resoconto sulla truffa dei diari di Hitler negli anni ’80, Selling Hitler, per rendersene conto. Tuttavia, i personaggi, pedine di questa ipotesi, sono invece (quasi) del tutto ignari di cosa troveranno sull’ultima pagina della loro storia. Nell’affascinante gioco del “E se…?” il lettore deve scoprire a sua volta cosa sarebbe successo se il progetto nazista fosse stato portato a termine; deve capire quanto i protagonisti fittizi saranno in grado di scoprire; e, per tornare all’esorcismo della morte, se sarebbe davvero possibile far scomparire per sempre ogni traccia dell’esistenza di un intero popolo. Spoiler alert: per Harris non è possibile, con grande sollievo del lettore.
Grazie alla complessità dei personaggi creati da Harris, grazie alla tensione in crescendo e alle oasi di ironia (nel suo significato letterario più puro) conoscere il segreto, leggere l’ultima pagina prima di cominciare dalla prima, non preclude il necessario cammino dal brivido al sollievo. A quarant’un anni, il respiro mi si è fatto corto negli stessi punti in cui mi si mozzava da adolescente e le lacrime spuntavano e le emozioni si ripresentavano, rabbia e angoscia, diverse e uguali allo stesso tempo, sebbene amplificate in certi punti – come durante un incontro di Zavi con il figlio.
Per inciso, pur avendolo letto diverse volte tra l’adolescenza e i miei vent’anni, l’ho letto in inglese per la prima volta solo ora che ho più o meno la stessa età del protagonista – ovviamente un “vecchio” agli occhi della me adolescente – una coincidenza che ha solo reso la lettura ancora più significativa per me.

Thrill and Relief

History, like a thriller, can be the work of people looking for the truth – “what caused the extinction of dinosaurs?” – but it can also be considered as a way to exorcise death. Memory keeps alive for us those who have left us and rummaging in the attic or among grandma’s knick-knacks can dissolve, if only temporarily, the pain and fear we feel for their loss.
After all, what is historical research but a method to steer away from that feeling of foreboding at the thought that we will forever be deleted after our last breath, that our lives had no meaning at all and that our society, traditions and customs, but also some still open wounds, like the Shoah and the genocide during the war in ex-Yugoslavia, will vanish as if they had never occurred? We can feel the thrill of the catastrophe, but we also sigh with relief when we look at the streets in Pompei and at the mummified bodies: the corpse will not come back to life, it is true, but the murderer has been found and justice is served.
Fatherland makes the readers shake and comforts them at the same time when it nudges them to investigate, too. In this historical hypothesis of something that never happened but might have, above all we wonder about what is fiction and what is reality. The very protagonist is a key to the mystery. His own life is divided in two, literally – he embodies any man who was in the German U-boats during real battles, but he is also a character in the fake temporal line – and figuratively – he is a German patriot linked to his fatherland by the love for his father and his son, but he is also alienated by a regime which does not act in his name.
All the same, how can Harris maintain the suspense once the reader understands what the true mystery in the story is? Fatherland’s “secret” is well known to the reader. Everybody knows it since long before Harris even thought about this novel and the writer is more than aware of it – it is enough to read his report on the con regarding Hitler’s fake diaries in the ‘80s, Selling Hitler, to see it. Nevertheless, the characters, the pawns in this hypothesis, are instead all (almost) ignorant about what they are going to find on the last page of their story. In the charming game of “What if…?” the readers must still find out what would have happened, had the Nazi project been carried out to its end; they have to understand if the fictional characters will be able to uncover everything; and, to circle back to the idea of an exorcism of death, whether it would really be possible to completely and forever wipe out the existence of a whole people. Spoiler alert: Harris does not think it possible, with great relief for the reader.
Thanks to the complex characters created by Harris, thanks to the constantly increasing tension and to the havens of irony (in its purest literary meaning) knowing the secret, reading the last page before starting from the first, does not bar the reader from walking the necessary path from shivers to relief. At fourty-one, my breath became short at the very same paragraphs which made me choke as a teen-ager and tears came down and I felt raw with anger and anguish just in the same way and even more – like during a meeting between Zavi and his son.
By the way, though I read this novel several times between my adolescence and twenties, I only read this in English for the first time when I was the same age as the protagonist – obviously considered as “old” by the teen-aged me – a coincidence which only made the reading even more meaningful for me.


Viaggi nel Tempo

Sono sempre stata affascinata dalle storie sui viaggi nel tempo e la scienza che vi sta dietro, da H.G. Wells ai film hollywoodiani e serie TV come Quantum Leap. Cosa succederebbe se potessimo tornare indietro e cambiare anche solo un piccolissimo dettaglio? Cosa troveremmo nel futuro? Ciò che sappiamo e che nessuno, almeno per ora, è mai riuscito a confutare, è che il futuro non è ancora avvenuto e quindi non esiste. Tuttavia, anche se il passato è già avvenuto, non esiste più e noi ne conosciamo solo pezzi che non sono mai più “presenti” nella loro interezza.
Solo grazie all’immaginazione, ovvero a un inganno, possiamo viaggiare nel tempo, solo lì possiamo ricreare un intero che crei senso e che dia valore alla vita di noi esseri umani. Cosa sarebbe successo, si è chiesto Harris agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso, se Hitler avesse vinto la guerra? Come il migliore dei truffatori, ha ideato una verità finta che poteva stare in piedi grazie a due elementi essenziali: una base di realtà e il desiderio della vittima di essere ingannato. Ha creato un romanzo che non solo rende presente il passato, ma lo rende anche un futuro possibile. Quella di un Terzo Reich fondato sulla grandezza e la potenza è una truffa che, amara ironia, qualcuno sta cercando di rendere realtà anche oggi, a ben 27 anni dalla sua uscita.
Possiamo solo sperare che, come la Shoah, come i desaparecidos in Argentina, come le fosse comuni nell’ex-Jugoslavia, e come la “soluzione finale” compiuta in pieno in Fatherland, anche le scene di guerra in Siria, le armi fabbricate dall’occidente o i campi profughi in Libia non vengano dimenticati, non vengano seppelliti, che le teorie negazioniste non diventino mai scienza. Che la storia e la Storia pur nella loro inevitabile inaccuratezza, portino sempre alla conoscenza se non proprio di una verità specifica, quanto meno della verità dell’essere umani e della capacità di chi ci sopravvive di correggere i nostri errori… prima o poi!

Time Travel

I have always been fascinated by stories about time travel and the science behind it, from H.G. Wells to Hollywood films and TV series like Quantum Leap. What if we could go back and change even just a tiny little thing? What would we find in the future? What we do know and what nobody, until now at least, has ever been able to confute, is that future has not happened, yet, and so it does not exist. On the other hand, even if the past has already happened, it does not exist anymore and we only know pieces of it which are never “present” in their entirety.
Only through imagination, a form of deceit, can we time travel, only through it can we recreate the whole experience to make sense of it and make human beings’s lives worth having been lived. At the beginning of the 1990’s, Harris wondered: what if Hitler had won the war? Like the best of con men, he invented a fake truth which could be credible thanks to two essential features: a ground of reality and the victim’s desire to be deceived. He created a novel which not only makes the past present, but which also makes it a potential future. The one about a Third Reich founded on the greatness and power of Nazi theories is a con which, what bitter irony, someone is trying to make real even today, 27 years after the novel was first published.
We can only hope that, like the Shoah, like the desaparecidos in Argentina, like the mass graves in ex-Yugoslavia, and like the “final solution” fully carried out in Fatherland, even the war scenes in Syria, the weapons made by Western factories or the concentration camps in Lybia will not be forgotten, will not be buried, that negationist theories will never become science. That stories and History, though still being naturally inaccurate, will always lead to knowledge, if not about some specific truth, at least about the truth of being human and of the ability to correct our own mistake or have the ones who survive do it for us… sooner or later!


Letture Consigliate

I libri di Robert Harris che fanno da cornice a Fatherland e seguono tanto l’interesse per la questione ebrea (con un salto indietro al caso Dreyfus) e la Seconda Guerra Mondiale, quanto l’ossessione per la storia del Nazismo già florida negli anni ’80:

Robert Harris, Fatherland (Trad. di Roberta Rambelli), ed. Mondadori 2017 (Paperback e E-book)
Robert Harris, I diari di Hitler (Trad. di Luca Vanni), ed. Mondadori 2014 (Paperback e E-book)
Robert Harris, Enigma (Trad. di Roberta Rambelli), ed. Mondadori 2014 (Paperback e E-book)
Robert Harris, L’ufficiale e la spia (Trad. di Giuseppe Costigliola), ed. Mondadori 2014 (Paperback e E-book)
Robert Harris, Monaco (Trad. di Annamaria Raffo), ed. Mondadori 2018 (Paperback e E-book)

I libri che non avremmo mai letto se Fatherland fosse stato la Storia e non una storia:

Anne Frank, Diario. Stesure originali (Trad. di Antonio De Sortis), ed. Monadodori 2019 (Paperback e E-book)
Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. Einaudi 2014 (Paperback, E-book e Audiolibro)
Elie Wiesel, La notte (Trad. di Daniel Vogelmann), ed. La Giuntina 1995 (Paperback e E-book)
Tal Bruttmann & Christophe Tarricone, Le 100 parole della Shoah (Trad. di Vanna Lucattini Vogelmann), ed. La Giuntina 2019 (Paperback e E-book)
Art Spiegelman, Maus (Trad. di Cristina Previtali), ed. Einaudi 2010 (Paperback)

Reading Advice

Robert Harris’s books which accompany Fatherland and follow both the interest for the Jewish question (with a step back to the Affaire Dreyfus) and World War II, but also the obsession for Nazism already flourishing in the 1980’s:

Robert Harris, Fatherland (25th Anniversary Edition), Cornerstone Digital 2017 (All formats)
Robert Harris, Selling Hitler, Arrow 1996 (All formats)
Robert Harris, Enigma, Arrow 2009 (All formats)
Robert Harris, An Officer and a Spy, Arrow 2014 (All formats)
Robert Harris, Munich, Arrow 2018 (All formats)

Books we would have never read had Fatherland been History and not a simple story.

Anne Frank, The Diary of a Young Girl: Definitive Edition (Trans. by Mirjam Pressler and Susan Massotty), Penguin 2007 (All formats)
Primo Levi, If This Is a Man (Trans. by Stuart Woolf), Abacus 1991 (Paperback and E-book)
Elie Wiesel, Night (Trans. by Marion Wiesel), Penguin 2008 (All formats)
Tal Bruttmann & Christophe Tarricone, Les 100 mots de la Shoah (Original French version), PUF 2018 (Paperback and E-book)
Art Spiegelman, The Complete Maus, Penguin 2003 (Paperback)


Questo articolo è parte della serie “Storia, Memoria, Guerra”; gli altri articoli:
Storia, memoria, guerra (Introduzione)
Gerda & Lale: Il mito dietro la verità (Su La ragazza con la Leica e Il tatuatore di Auschwitz)

This article is part of the series “History, Memory, War”; the other articles:
History, Memory, War (Introduction)
Gerda & Lale: The myth behind the truth (On La ragazza con la Leica and The Tattooist of Auschwitz


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Rosaria Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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