Idee celestiali ≈ Heavenly ideas

Lo scorso otto ottobre è uscito il mio primo romanzo per la casa editrice torinese Edizioni Esordienti E-book di Piera Rossotti. A chi risponde il Cielo giaceva in un cassetto del mio computer dal 2013 e solo cinque anni dopo, finalmente, ha visto la luce – espressione idiomatica che ben si adatta al tema del mio racconto. Poche pagine, tante domande, personaggi “difettosi” che amo proprio per questo. Come mi saranno mai venuti in mente? Carlo Marx Santamaria mi aiuta a spiegarvelo!

Last October 8th, Piera Rossotti’s Edizioni Esordienti E-book published my first novel. A chi risponde il Cielo (Who does Heaven respond to?) had been lying in a folder of my computer since 2013 and just five years later, it has finally come to light – an idiomatic expression which fits well the topic of my narrative. Few pages, a lot of questions, some imperfect characters whom I love exactly as they are: how did they ever occur to me? Carlo Marx Santamaria helps me explain it to you!


Pagina Autore EEE

Video di presentazione

Il romanzo è disponibile in digitale su:
Edizioni Esordienti E-book
Amazon
IBS
Kobo
e in cartaceo (print on demand) su:
Amazon


Che ti passa per la testa?

Al liceo la lettrice di francese che mi accompagnò per tutti e cinque gli anni, Jaqueline Ricco, era la più leale dei miei fan. Leggeva tutto quello che le proponevo, anche anni dopo il diploma, romanzi in francese e in italiano, racconti, poesie. La sua domanda era sempre: “Ma come ti vengono in mente queste cose?”
Purtroppo Madame Ricco non è più nella mia vita, non per nostra scelta ma perché è così che vanno le cose. Vedere finalmente uno dei miei libri pubblicato, tuttavia, è un successo che devo a lei e alle sue parole, sempre con me a sostenermi anche nei momenti più difficili, quando lo sconforto era più grande della passione.
E quindi, come mi vengono in mente certe cose? Forse ci vorrebbe una TAC per scoprirlo. Io so solo che scrivere per me è naturale quanto respirare. Anche quando non ho carta e penna o aggeggi elettronici a portata di mano, lo faccio lo stesso, digitando nei miei neuroni le parole che voglio ricordare, ripetendole a volte a voce alta – o sussurrando se ho qualcuno attorno – finché non trovo una penna o una tastiera. I personaggi, le storie, i dialoghi iniziano a crearsi così da una parola, da immagini (raramente), da ricordi, anche solo da un nome strano costruito con pezzi discordanti, come quello del protagonista di A chi risponde il Cielo?.
Forse proprio perché la vista è per me il senso debole, in quello che scrivo le ambientazioni e le descrizioni di solito sono minimaliste e punto il faro, invece, sui personaggi e le loro voci. Li seguo nelle loro bizze; suggerisco loro qualche battuta ripresa da un cassetto della memoria o da un pizzino che avevo ficcato da qualche parte; li spingo a fare una cosa e poi vedo come reagiscono. Qualcuno di loro svanisce del tutto tra i pensieri quotidiani e non posso più recuperarlo. Altri cambiano faccia una volta che li metto nero su bianco. Carlo Marx Santamaria… forse devo lasciare che si presenti da solo, strano per com’è. Vi avverto, però, che per scoprire se si è redento o no dal suo essere un paradosso, dovete per forza arrivare alla fine del romanzo!

What’s on your mind?

At high school, the French teacher who followed me for five years, Jaqueline Ricco, was my most loyal fan. She used to read anything I took to her, even years after I was out of school, novels in French or Italian, short stories, poems. Her one question was always: “How do all these things ever occur to you?”
Unfortunately, Madame Ricco is not in my life anymore, because we cannot always choose what happens to us. Certainly, though, watching my book published today is all thanks to her and her words, always there to support me even in the most difficult moments, when discouragement was greater than my passion.
So, how do these things occur to me? Maybe I should have my brain scanned to find it out. I just know that writing for me is second nature, as essential as breathing. Even when I haven’t got paper and pen at hand or any other suitable appliance, I still write, typing in my neurons the words I want to remember, repeating them aloud – a little less loud if anybody is close – until I can find my pen or keyboard. The characters, the plots, the dialogues start flowing from a word, images (seldom), memories, or even just a strange name composed by opposed thoughts, like the one belonging to the protagonist of A chi risponde il Cielo?.
Maybe it is just because sight is my weak sense that in my writing setting and descriptions are usually rather minimalist and instead I put the characters and their voices in the limelight. I follow them in their tantrums; I suggest to them some lines I have recovered from a dusty drawer in my memory or a post-it that I had stuck in an old journal; I push them to do one thing and then watch while they react. Some of them completely disappear among my daily thoughts and I cannot find them anymore. Others utterly change once they are on the page. Carlo Marx Santamaria (Saintmary)… weird as he is, maybe I should let him introduce himself. I have to warn you, though: to find out if he was able to redeem himself from being a paradox, you should really get to the end of the novel!


Ideecelestiali02

Un Ateo in Paradiso?

«Salve, sono io, Carlo Marx Santamaria,» abbassa un po’ la voce sul secondo nome, imbarazzato. «Non chiedetemi perché sono qui, che non l’ho capito ancora. Le parole le odio e lei lo sa. Ma me lo fa apposta di mettermi sotto i riflettori e ora ecco che devo spiegarvi cosa c’è qua dentro, dove sto pure io. No, non il Paradiso. La sua testa. Ora, mi dà pure le dritte per cominciare, andiamo bene.
«Dice di non preoccuparvi, che dirvi che sono un Ateo in Paradiso non è uno… un che? Spoiler. Eh, dice che va bene metterlo nelle prime pagine, perché tanto i colpi di scena ci sono lo stesso – che poi sarebbe quello che è successo nella mia vita terrena, và, bazzecole.
«Poi, mi raccomando, cercate di capirlo bene che io e lei non siamo la stessa cosa. Il Narratore non esiste – cioè Io non esisto, una cosa che mi sembra abbastanza credibile, conoscendomi. Ah, sì, e non esiste nemmeno quell’altro disgraziato senza nome che vi racconta la mia vita a modo suo, un capitolo sì e uno no. Su questo non posso metterci la mano sul fuoco, però, perché io non l’ho mai conosciuto…»
Si sente un tuono.
«Ok, ok. Torno in argomento. Io e lei non siamo la stessa cosa e, diciamocelo, le differenze sono evidenti: io maschio, lei femmina; io vecchio, lei… be’ per ora un po’ meno, ma mi sta raggiungendo; lei non atea ma sbattezzata, io un’ateo ancora nella “lista”; e, soprattutto, io morto, lei no – che non mi sembra una cosa da poco. Anche il modo in cui pensiamo non è sempre lo stesso. Quello che ci accomuna – perché qualcosa c’è, eh – sono le domande difficili. Su quelle ci siamo trovati d’accordo da subito. Solo che lei le voleva per forza scrivere e farle sapere a tutti, anche quelle mie private; io, invece, tenevo tutto dentro. E ci credo, eh: persino i miei segreti sono più interessanti dei suoi!»
Il tuono ora echeggia più forte.
«Pure questa qui quando si arrabbia è terribile. La chiamavano la pasionaria e dovevate sentirla quando si cacciava in quegli scomodi dibattiti su politica e religione. Eh già, perché quando l’ho incontrata io lei era così e nel mezzo di una bella crisi spirituale che andava avanti da quando aveva quattordici anni. Sono entrato qua dentro una notte in cui c’era un gran movimento di pensieri pesanti e bui, che non la facevano dormire. Ce n’erano due in particolare che facevano comunella… Tutti e due ricordi ben precisi, anche se le immagini erano quelle sue, sempre sfocate.
«Il primo era di un banchetto di nozze, con lei a sedici anni di fronte a un plotone di esecuzione cattolico e l’illuminata fedele di turno che le diceva con aria sprezzante: “E quando incontri San Pietro, che gli racconti, eh?” Mi veniva da ridere. Ah, glielo presenterei io alla signora il mio San Pietro e vediamo che racconta lui a lei!
«Poi c’era quell’altro pensiero che non faceva ridere molto, anzi, la faceva arrabbiare: in mezzo alla chiesa ci stava una bara marrone e dentro il suo adorato nonno Ginodiddio, all’anagrafe Francesco, che se n’era andato da poco dopo un anno e mezzo di sofferenze terrene. E lei risentiva le parole del prete che disprezzava i cimiteri islamici pieni di erbacce. Credo di averle bussato su un neurone proprio mentre le stava per esplodere con quel ricordo troppo, troppo pesante. Mi sono presentato subito e per una volta non provavo vergogna. Insomma, in fatto di nomi in famiglia questi stanno messi male come me, mi sono detto. E le ho spiegato chi ero. Io volevo solo dirle di stare tranquilla perché tanto l’anima di suo nonno, mentre il prete diceva quelle cose, era fuori a fumarsi una sigaretta. Mica mi immaginavo che dicendole nome e “professione” avrei scatenato una tormenta di domande. A raffica proprio, una dietro l’altra. Se lo sapevo stavo zitto, come facevo prima, mannaggia a me.
«Da quel momento in poi non c’è stato modo di fermarla, anche se ci sono voluti anni prima che mi mettesse su carta… anzi su schermo, come si fa ora. Le avevo dato fiducia, devo dire e mi aspettavo che arrivasse a qualche risposta. Dico, era una che aveva studiato, lei, non come me. Sulle cose di chiesa non ci aveva solo riflettuto, aveva letto e domandato ed esplorato. L’altra cosa in comune che avevamo era la paura, in fondo, e le risposte sicure calmano i nervi, stabilizzano… no?
«No. Io, Carlo Marx Santamaria non sono una risposta a niente – e così mi sento anche un po’ più a mio agio, lo confesso. La mia vita così come ve la racconta la milady, qui, non insegna qualcosa né smonta secoli di fedi religiose o convinzioni apocalittiche. Anzi, se per caso imparate qualcosa sulla vostra fede, sulla vostra vita o su come dare da mangiare alle papere, lei rifiuta ogni responsabilità. Sappiatevi regolare!
«Ora vado, perché qui si sta facendo affollata la stanza e preferisco andarmi a nascondere, prima che questa mi mette di nuovo in fila… E se avete letto il libro, lo sapete: io odio le file

An Atheist in Paradise?

«Hi, it’s me, Carlo Marx Saintmary,» he lowers his voice on the second name, embarrassed. «Don’t ask me why I’m here ‘cause I haven’t understood it, yet. I hate words and she knows that. She does it on purpose to put me in the limelight and now, bugger it, I have to explain to you what’s in here. No, not the Paradise. Her head. Now, she even gives me tips on what to begin with, wonderful.
«She says not to worry, that telling you I’m an Atheist in Paradise is not a… what? A spoiler. Sure, she says it’s ok to put it in the first pages because there are plot twists aplenty after that – you know, what actually happened in my life on earth, yeah, no problem.
«Then, pretty please, try to understand that we two are not the same thing. The Narrator does not exist – that is to say I don’t exist, something I truly find quite plausible when talking about myself. Oh, yes, and that’s the same even for that other unnamed scoundrel who tells you about my life in its own way, on alternate chapters. I can’t really swear on that, though, because I never ever met the guy…»
The thunder rolls.
«Ok, ok. I’m back on track, milady. She and I are not the same thing and, let’s be honest, the differences are telling: me male, she female; me old, she… well, a little less but not that far; she a non-atheist but un-baptized, me an atheist still in the “list”; and, above all else, me dead, she… not – which is a major one. Even the way we think is not always the same. What we have in common – because we do, really – is the difficult questions. We’ve always agreed on those, since the very first moment. It’s just that she was so stubborn on wanting to write them down, even my most private ones, and let others know; while I kept everything inside. I get it, really: even my secrets are more interesting than hers!»
The thunder rolls stronger now.
«She, too, gets terrible when angry. They used to call her the pasionaria and you should have heard her when she engaged in those troubling debates about politics and religion. Yep, ‘cause, you see, when I met her she was like that and in the middle of a spiritual crisis, too, which had been going on since she was fourteen. I came in here one of those nights she couldn’t sleep and it was very busy with dark, heavy thoughts. There were two in particular which walked hand in hand… both very precise memories, though the images were all out of focus, as it always happens here in her mind.
«In the first she was sixteen and at a wedding party with a catholic firing squad in front of her and the usual enlightened believer telling her in a patronising tone: “And what are you going to tell Saint Peter when you meet him, eh?” I wanted to laugh. Ha, I’d gladly introduce the lady to my Saint Peter and then we’ll see what he tells her!
«Then there was the second thought which didn’t cause laugh; on the contrary, it made her angry: there was a brown coffin in the middle of the church with her beloved grandfather inside, Gino-of-god, though his real name was Francesco. He had just left her after a year and a half of earthly sufferance. She could hear the priest’s words despising Muslim cemeteries full of weeds. I think that’s when I knocked on one of her neurons seconds before it burst with that thought which was way too heavy. I immediately introduced myself and for once I didn’t feel ashamed. Well, it wasn’t like they had a history of non-embarrassing names in her family anyway, I told myself. I just wanted to tell her not to worry because that day at the church, while the priest babbled those words, her granddad’s soul was outside, smoking a cigarette. How could I ever imagine that telling her my name and “job” would have set off a storm of questions? A real blast, one after the other. Heck, I’d have sticked to shutting up if I’d had any warning.
«There was no way to stop her from that moment on, though it took her years before she put me on paper… better say on a screen, as they do now. I was trusting her, I must say, and I expected her to get to some answers. After all, she was one who had studied, unlike me. On churchy things she had not just wondered, she had read and questioned and explored. And there was that other thing we had in common, fear and solid answers calm you nerves, they make things stable… don’t they?
«Nope. Me, Carlo Marx Saintmary, is not an answer to anything – which makes me feel more at ease, I must confess it. In the end, she did not write a novel either to teach anything or to destroy in a snap centuries of religious faiths and convinctions. On the contrary, if any of you learn anything on your credo, on your life or on how to feed ducks, she denies any responsibility. You’re warned: it’ll be all on you!
«Now I must go because I can see a crowd coming in and I’d rather go hide myself again before milady puts me back on a queue… If you’ve read the book, then you know it: I DO hate queues


#ScriviWrite

Rosaria Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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