“Fimmini” da leggere ≈ Sicilian women to read

Durante il corso di scrittura creativa che ho seguito a giugno – e di cui vi ho parlato qui – ho avuto il piacere di incontrare tre scrittrici siciliane dalle personalità e dallo stile narrativo molto diverso, come ho scoperto poi leggendole. Evelina Santangelo era una delle mie insegnanti al corso; Giuliana Leone una mia giovane compagna di studi; e Cristina Cassar Scalia un’ospite gradita durante una delle lezioni. Seguendo l’ordine di arrivo sui miei scaffali, vi racconto cosa ho provato viaggiando nei loro libri.

During the creative writing course I attended in June – about which I talk here – I was pleased to meet three Sicilian women writers who were very different both in their personality and – as I then discovered reading them – narrative styles. Evelina Santangelo was one of my teachers during the course; Giuliana Leone a young class mate; and Cristina Cassar Scalia a welcome guest during one of the lessons. Following their time of arrival on my bookshelves, I will tell you how I felt travelling through their pages.

Copertine libri - Book covers

Quest’estate, come vi ho raccontato nei due articoli precedenti (Verga & Casella e Catania: Galleria culturale), le mie ferie non pagate le ho passate a casa. Per fortuna, oltre ai tour cittadini ed extra-cittadini, per qualche ora ho anche potuto andare ancora più lontano, grazie a quegli amici che non mi tradiscono (quasi) mai. Tra viaggi negli USA e indietro nel tempo nell’Inghilterra Regency, saggi su calligrafia e traduzione e i racconti spaventosi delle mie colleghe traduttrici (di cui ho parlato qui), le tappe del mio tour estivo della fantasia hanno incluso anche una fiaba dalle mille sfaccettature, un giallo mozzafiato ambientato proprio a Catania e una rivelatrice immersione nella mente di un’adolescente; tre romanzi scritti da “fimmini” scrittrici che fanno capire bene quanto l’appartenenza a uno stesso genere o a un luogo possa comunque creare miriadi di mondi possibili, tutti belli a modo loro.
Purtroppo (ancora) nessuno dei testi esiste in traduzione inglese.

This summer, as I have told you in two previous articles (Verga & Casella and Catania: Cultural Gallery), I spent my unpaid time off at home. Luckily, besides my tours in the city centre and on the seaside, at least for some hours, I have also been able to travel even farther thanks to those friends who (almost) never betray me. Between trips to the USA and back in time to Regency England, essays on calligraphy and translation and the ghost stories translated by my dear colleagues (of which I wrote here), my imaginary stops during the summer tour have also included a multifaceted fable, a breathtaking thriller set in my city, Catania, and a spine-chillingly revealing immersion in a teenager’s mind; three novels written by Sicilian women writers who make it clear how belonging to the same gender or place can still create a myriad of possible worlds, all beautiful in their own way.
Unfortunately, none of these novels has an English translation (yet)


La fiaba di Evelina

La prima mattina in cui mi sono concessa una pausa letteraria, le parole de Il giorno degli orsi volanti mi hanno subito stregata, tanto da non farmi sentire nemmeno i morsi della fame e del sole che arrivava sul terrazzino. Ero incantata come quando da bambina ascoltavo una fiaba. Attenzione, l’orso di Evelina Santangelo non ha il barattolo di miele accanto e i suoi “amici” sono tutto fuorché animali di pezza. Eppure, prendendo a prestito qualche termine da Propp (quello studioso russo che, un paio e più di decenni fa, ha rintracciato gli elementi tipici nei racconti popolari del suo paese), non c’è dubbio sul fatto che almeno una delle facce del romanzo sia fiabesca: il Biondo è l’eroe che va alla ricerca del premio, in questo caso un miracolo, sebbene non uno di quelli a cui siamo abituati, né nei racconti d’infanzia, né in quelli di religione. Due sono i luoghi della quête dell’eroe: il presente, in un villaggio dal sapore siciliano ma dal carattere certo universale; e un passato che torna un pezzetto per volta attraverso oggetti magici: una sigaretta, uno stivale, un orologio, un orso.
Gli aiutanti del Biondo, così come i suoi antagonisti sono subito riconoscibili, ognuno con il proprio grado di forza nell’agevolare o nell’ostacolare la sua impresa “orsesca”. Al buon Toni, seppure scettico, si contrappone il rabbioso Rosso, entrambi attoniti alla scoperta che il ragazzo straniero raccoglie il cibo rimasto la sera tra le bancarelle della “fiera”, il mercato del villaggio, per tenere in vita una maestosa bestia nascosta nel capannone in cui vive. Che il sogno dell’eroe sia possibile lo credono, anzi lo desiderano, anche la vecchia e il figlio piccolo del Rosso, due personaggi chiave nella realizzazione della missione e che potremmo quasi definire i due mandanti. Non è una principessa, invece, bensì una maga dei tempi moderni, la ragazza con gli stivali da lavoro, il mio personaggio preferito dopo il Biondo, colei che gli fornisce la bacchetta magica, una bicicletta, necessaria insieme all’orso per rendere il miracolo possibile.
Con il fiato in gola e qualche lacrima, anche all’ultima pagina di questa fiaba, sono rimasta a chiedermi se la storia non fosse anche un po’ vera; se il Biondo fosse esistito in un paese qualsiasi; e, soprattutto, se fosse felice adesso che la storia era finita per me. Nonostante la realtà, nonostante i quarant’anni sulle spalle, mi sono risposta di sì, come si fa all’ultima pagina di ogni fiaba, quando la speranza vince nonostante tutto.

Evelina’s fable

The first morning I let myself bask in some literature-infused happiness, the words of Il giorno degli orsi volanti (The flying bears’ day) immediately bewitched me so much that I ignored my hunger and the sun biting at me on the terrace. I was enchanted like when I used to listen to a fairy tale as a child. Beware, Evelina Santangelo’s bear does not have a honey pot beside it and its “friends” do not look anything like a stuffed animal. Yet, if I may borrow some terms from Propp (that Russian scholar who recognised the typical elements of his country’s folk tales a couple of decades ago and more), I have no doubts that at least one of this novel’s faces is fable-like: the Biondo (the blonde man) is the hero who goes in search of the prize, which in this case is a miracle, though not one of those we are used to, not in children books nor in religious ones. The quest is carried out by the hero in two different places: the present, in a village which has a Sicilian background but is basically universal; and the past coming back one piece at a time through some magic objects: a cigarette, a boot, a watch, a bear.
The Biondo’s helpers are immediately recognisable, as much as the villains, each with a different degree of strength in their aiding or hindering of his “bear-like” deed. The good – though sceptical – Toni is opposed to the angry Rosso (the Red man), both awed when they discover that the foreign guy collects the food that remains among the stalls of the “fiera”, the village market, at the end of the day, to feed a majestic beast hidden in the abandoned hut he lives in. Also the old woman and Rosso’s younger son believe in, or better crave for the hero’s miracle to happen and they both are key characters in the success of the mission, their encouragement so strong that we could call them two dispatchers. The girl wearing work boots is not the princess but rather a modern sorceress and my favourite character after Biondo, the one who gives him the magic wand, a bicycle, he needs together with the bear to make the miracle.
With a lump in my throat and some tears, even at the last page of this fable I started wondering whether some of this story was true; if the Biondo had actually existed in some country out there; and, above all, if he was happy now that the story was over for me. Notwithstanding the reality around me and the forty years on my shoulders, I answered yes, as you do at the last page of any fable when hope wins against anything else.


Evelina Santangelo, Il giorno degli orsi volanti, ed. Einaudi 2005
Scheda Einaudi

Citazione Santangelo - Quote
“I expected it to be bigger,” he said clearing up his throat. “Much bigger than my horses,” and he kept watching it: its thigh, the hind legs, the sharp blades of its nails… He nodded. “Oh well… it IS big,” he whispered, unable to move his eyes away from the animal and still nodding. “Just so big…”
Suddenly, he stood, he turned towards the Biondo’s pale and scrawny face: “It can make miracles, you say.” (p. 54)

La vulcanica Cristina

Rimanendo in tema di magie, sono ormai certa di essere sotto l’effetto di un maleficio, dato che non ho mai finito di leggere un giallo prima delle due di notte. Se mi seguite su Instagram, saprete che Sabbia nera l’ho iniziato di mattina, proprio in una pineta alle pendici dell’Etna, la simpatica signora che di tanto in tanto fa piovere cenere nera sopra le nostre teste, proprio come succede all’inizio del romanzo di Cristina Cassar Scalia. Come sempre, le forze dell’universo si sono coalizzate e la mia lettura è stata interrotta quasi subito da una pioggia improvvisa – quella del genere acquatico – e siccome, ahi i miei occhi, il romanzo fa bene il suo mestiere, eccomi lì, finalmente a casa, a divorare le ultime righe per scoprire l’assassino, alle due di notte e con il carattere dell’e-book in dimensione 200.
Non voglio spoilerare nulla, però qualche indizio per farvi capire se siete i lettori adatti a questa “fimmina” ve li do: non vi piacciono le donne forti? Non credete che sia possibile che non sognino tutte confetti e petali di rosa quando incontrano un uomo? Storcete il naso al pensiero che possano addirittura essere loro a dirigere un’indagine con la pistola al fianco? Allora, state alla larga da Vanina, o meglio dal vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, eroina dell’anti-mafia palermitana che si è “ritirata” alla più “tranquilla” sezione Reati contro la persona della Mobile di Catania e non le manda a dire a nessuno. Oltre al coraggio, alla protagonista non manca nemmeno l’ironia, perciò mi perdonerà se la descrivo così: prendete Miss Marple con il suo acume e la capacità di vedere i dettagli che ad altri sfuggono, ringiovanitela di almeno una ventina di anni e trasferitela dalla campagna inglese piena di cottage e manieri brulicanti di cadaveri al mega villaggio che è la mia città – dove è vero per lo meno che tutti sanno tutto di tutti e dove le ville bizzarre nei paesini vulcanici possono essere altrettanto ricche di macabre sorprese.
Anche se per fortuna per avere successo e il rispetto dei colleghi non è più necessario essere una simpatica vecchia zitella inglese o avere un marito al fianco, come l’altra meno conosciuta protagonista della Christie, Tuppence, Vanina non deve nemmeno però rinunciare del tutto alla propria femminilità, cosa che chi le sta attorno apprezza – con qualche dovuta eccezione.
Vanina non è l’unica per cui ci si può prendere una cotta letteraria in questo romanzo, comunque. Il mio personaggio preferito, per esempio, è il suo braccio destro, l’ispettore Spanò, perché in lui rivedo tanti personaggi della mia vita reale, soprattutto di quando avevamo ancora il negozio di famiglia in centro. La raviola alla ricotta che mangia lui a colazione ha l’odore di quella che mio padre portava a mia mamma dal bar in Corso Sicilia e il suo rispetto per la vicequestora, certe sue espressioni, i suoi racconti dei racconti della zia o dello zio che sanno tutto di tutti mi ricordano il carattere di mio nonno, il suo modo di essere la migliore versione di un catanisi, anche con quel pizzico di furbizia che non sfociava mai nel “matelico” (insolente?).
Poi c’è Catania stessa in tanti dei suoi aspetti: le strade, i locali, quelle zone che da ragazzina mi dicevano “non ci puoi andare da sola nemmeno di giorno” e che allo stesso tempo mi ricordano le storie di Vitaliano Brancati, altro autore mio concittadino, che ne raccontava nel dopoguerra, e quelle dei clienti anziani del negozio che si fermavano a rispondere alle mie domande di scrittrice in erba.
Insomma, c’è l’omicidio, non c’è troppo sangue (lo sapete ormai che sono una fifona), ci sono personaggi intelligenti che indagano e una donna siciliana che fa ridere e piangere allo stesso tempo con la sua storia personale che si intreccia al racconto del giallo. Unica pecca: finisce con un colpo di scena che verrà risolto solo nel prossimo libro. Un altro giallo che finirò alle due di notte!

The volcanic Cristina

Remaining in the domain of magic, I am convinced I must be under some spell since I have never been able to finish reading a thriller before two in the morning. If you follow me on Instagram, you will know that I started reading Sabbia nera (Black sand) in the morning while I was in a pinewood at the feet of Mount Etna, that nice lady who makes black ash rain pour over our heads from time to time, just like it happens at the beginning of Cristina Cassar Scalia’s novel. As usual, the high powers of universe have joined forces and my reading was forcibly stopped by sudden rain – the aquatic kind – and, alas (for my eyes), since the plot does work well, there I was, finally at home, devouring the last lines to find out the murderer at two in the morning and with my e-book font set on 200.
I don’t want to spoil anything but I will give you some clues to help you understand if you are the right match for this Sicilian woman: you do not like strong women? You do not believe it is possible for them to not all dream about wedding dresses once they meet a man? You shiver at the mere thought they might actually be at the head of an investigation, a gun at their side? Then stay away from Vanina, or better say from deputy commissioner Giovanna Guarrasi, a hero of the anti-mafia from Palermo who has “retired” to the much more “tranquil” section of “Crimes against persons” in Catania and is a no-nonsense kind of woman. Besides her courage, she also has a sense of humour, so she will forgive me if I describe her in this way: take Miss Marple with her acute mind and her ability to catch details invisible to others, take at least twenty years off her and then move her from the English countryside full of cottages and mansions swarming with corpses to the big village my city actually is – where it is true indeed that everybody knows everything about everybody and where bizarre villas in volcanic villages can be just as rich with morbid surprises.
Though, luckily, being successful and gaining the respect of colleagues does not require anymore also being a nice old English spinster or having a husband beside you, like the less known Agatha Christie’s protagonist Tuppence, Vanina does not even need to lose her feminine qualities, something much appreciated by those around her – with due exceptions.
All the same, Vanina is not the only one you can have a book crush on in this novel. My favourite character, for example, is her right-hand man, inspector Spanò, as I can see in him many people from my real life, above all from when we still had our family shop in the city centre. The raviola (a fried pastry) with ricotta he eats for breakfast smells just like the one my father used to take my mom from the bar in Corso Sicilia and his respect for Vanina, some of the things he says and his tales about the tales by this uncle or that aunt, who know everybody in town, remind me of my own grandfather, of his way of being the best version of a catanisi, showing even that typical sparkle of smartness which never resulted in being “matelico” (brash?).
Then, there is Catania itself in many of its aspects: the streets, the pubs, those areas where as a girl I was told not to go alone even during the day and that at the same time remind me of the stories told by another author from here Vitaliano Brancati, who wrote about the post-war city, and those told to me by our elder clients who stopped at the shop and answered my many questions when I was but a teenage writer.
Well, there is a murder, not too much blood (you already know I am a scaredy cat), there are clever characters investigating and a Sicilian woman who makes you laugh and makes you cry at the same time while her own personal life interweaves with the thriller story. One fault: it ends in a cliffhanger taking us to the next book. Another thriller I will end up reading at two in the morning!


Cristina Cassar Scalia, Sabbia nera, ed. Einaudi 2018
Scheda Einaudi

Citazione Cassar - Quote
The Mountain had just woken up that morning. A thick black ash cloud loomed on the city, enveloped it. In moments of silence, the rumble, half thunder and half firework, could be heard even from the sea, softened by the distance. (p.1)

Giuliana e l’assenza

La storia di Giuliana Leone è un pugno nello stomaco per chiunque abbia passato i trenta, peggio ancora se ha un figlio adolescente. A qualcuno, forse, le avventure in campeggio di Emma, la protagonista di Dall’altra parte, ricorderanno persino qualche avventura propria. Così non è per me, un po’ perché fifona lo sono sempre stata, un po’ perché i miei limiti fisici hanno fatto sì che certe regole date dagli adulti fossero sempre percepite come necessarie e quindi da seguire. Di tutt’altra pasta gli adolescenti qui, che le regole le sovvertono, spesso per non uscire dal branco, e ne pagano un prezzo piuttosto caro.
Due cose mi hanno colpita in particolare di questa storia estiva passata da una quasi diciottenne a cercare di diventare adulta, finendo poi per chiedersi se la missione fosse stata compiuta davvero. La prima è l’ambientazione che mi ha subito fatto venire in mente quella di molti telefilm americani. Non mi stupisce e nemmeno lo considero un dato negativo, anzi, come mi hanno insegnato un paio di corsi di sociologia della letteratura e il buon Roland Barthes, il fatto che non sia la prima volta che vedo giovani scrittori usare tecniche o ambientazioni tipiche della cultura televisiva americana, è di per sé significativo. La mia stessa generazione è cresciuta con quei modelli ed è la stessa che educa gli adolescenti di oggi. Gli autori dell’età di Giuliana, però, hanno vissuto una fase di passaggio caratterizzata da un cambiamento specifico nelle storie raccontate in quei telefilm, fase che mi fa arrivare alla seconda caratteristica di questo romanzo che ho trovato ancora più centrale: la totale assenza degli adulti. Ricordo ancora una conversazione con un’amica qualche anno fa quando, già più che adolescenti da un pezzo, vedevamo telefilm come One Tree Hill o The O.C. e ci chiedevamo che fine avessero fatto i genitori super-eroi a cui eravamo abituate. Quei pochi che c’erano agli inizi di questo nuovo secolo avevano più problemi da risolvere dei loro figli e spesso sparivano alla seconda stagione, se non addirittura a metà della prima. Lo stesso dicasi degli insegnanti.
I genitori di Emma appaiono qua e là tra i suoi pensieri, ma non sembrano capaci di fare molto più che ricordare la crema solare, l’una, e tradire promesse, l’altro. E gli adulti del campeggio? Gli istruttori, i sorveglianti? Le bravate e le mostruosità, anche, che certi ragazzi riescono a concepire e attuare suonano come un grido d’allarme nel buio di quel bosco in cui si trovano, un grido di rabbia proprio contro l’assenza di chi dovrebbe sapere cosa esattamente ci sta “dall’altra parte”. Dove sono? Cosa fanno? Nonostante i loro corsi sulla sopravvivenza – metafora abbastanza ironica – a detta di Emma non servono a niente, perché quando il risultato delle azioni dei “mostri” diventa tragico, gli adulti non riescono ad aiutare i giovani in nessun modo. I mostri sono mostri, in fondo, perché quelli più maturi sono latitanti; continuano a infrangere le regole perché nessuno di quelli che dovrebbe, agisce davvero; spingono il limite sempre più in là, ognuno a modo suo, ognuno pagando le sue conseguenze, arrivando dall’altra parte senza capire davvero dove sono arrivati.
Ovviamente, nel libro c’è molto di più. Ci sono i pregiudizi e le paure sul sesso, per esempio, che ancora oggi, nell’epoca di Internet, non sembrano essere stati sradicati del tutto – non ultima la convinzione che “farlo” sia il traguardo che segna l’inizio della vita adulta. Ci sono i legami di amicizia che diventano fragili nei momenti di crisi e sempre più difficili da mantenere man mano che si cresce. E c’è un personaggio in particolare, poi, di cui mi piacerebbe leggere ancora, Rica, la ragazza che ha perso il fratello molto prima che la storia di Emma si svolgesse davanti ai miei occhi e che sembra avere ancora molto da raccontare sul passaggio dall’altra parte e la vita in generale. Mi sa che dovrò chiedere a Giuliana se con lei Rica parla ancora…

Giuliana and the absence

Giuliana Leone’s story punches in the guts anyone over thirty, worse if they have a teenage child. Perhaps, others may even remember some of their own past adventures, while reading about Emma’s camping experiences, the main character in Dall’altra parte (On the other side). It is not so for me, both because I’ve always been full of fears and at the same time my physical limits have made me feel certain rules given by adults needed to be followed for my own good. The teenagers here are nothing like me and they overthrow all rules, often because they do not want to be excluded by the pack, and eventually pay a high price.
Two things hit me more than others in this summer story in which an almost eighteen-year-old girl spends her time trying to become an adult, just to end up wondering if her mission has been accomplished after all. The first peculiarity is the setting that reminded me immediately of some US television series. I am not surprised, nor do I consider this a fault; on the contrary, as I have been taught by two sociology of literature courses and by the ol’ good Roland Barthes, the fact this is not the first time I see young writers use techniques or settings typical of the American television culture is in itself more than significant. My own generation grew up with similar models and we are the ones bringing up and teaching to teenagers today. Authors of Giuliana’s age, though, have lived a specific stage, one which determined a shift in the stories that were told in fiction and which leads me to the second characteristic of this novel that I found even more central: the total absence of adults. I can still remember a conversation I had with a friend some years ago when –we were both past our teen by that time – we were watching some series like One Tree Hill or The O.C. and wondered where the parents had ended up, those hero-like figures we were used to. The few that were indeed around at the beginning of this new century had more issues to solve than the kids and they often disappeared by the second season, if not even in the middle of the first. Same went for teachers.
Emma’s parents do appear here and there in her thoughts but do not seem able to do more than remind her about her sun cream (the mother) or betray promises (the father). What about the adults at the camping? The instructors, the supervisors? The stunts and the atrocities, too, that certain guys are able to devise and actually carry on sound like a cry for help in the darkness of the woods they are in, an angry shout against the absence of those who should know what exactly is “on the other side”. Where are they? What do they do? A part from some survival training – an ironic enough metaphor – according to Emma they are worth nothing view that even when the result of the “monsters’” actions is tragic, adults are unable to help the kids in any way. After all, the monsters are monsters because the older ones are lurking on the periphery; they go on breaking the rules because nobody who is expected to act in some way, actually does it; they push the limit farther on, each in their own way, each facing different consequences, getting to the other side without even understanding where exactly they have got.
Naturally, the book contains much more. There are the prejudices and fears about sex for example, which are far from eradicated even in today’s Internet all-knowing culture – not in the least the belief that “making it” is the milestone marking the beginning of adulthood. There are friendship relations which start turning weaker in the face of crisis and are more and more difficult to maintain as people grow up. And there is one character in particular I would love to read more about, Rica, the girl who lost her brother even before Emma’s story started in front of my eyes and who seems to have still a lot to tell about her moving to the other side and on life in general. I reckon I will have to ask Giuliana if Rica still talks to her…


Giuliana Leone, Dall’altra parte, ed. Nullo Die 2018
Scheda Nullo Die

Citazione Leone - Quote
“I want to get to the other side without losing who I have been until now. I don’t want to lose myself”. I truly understand it only when I say it out loud. They smile at me and, yet, I’m not sure they understand what I mean.(p. 111)

Leggete anche i primi due articoli della mia trilogia estiva su Verga & Casella e Catania: galleria culturale. E per sapere quando finalmente diventerò anch’io un’autrice pubblicata seguitemi qui o usando la pagina Contact.

Read also the first two articles in my summer trilogy on Verga & Casella and Catania: cultural gallery. And to know when I will finally be a published author, too, follow me here or choose a contact from the page Contact.


#LeggiRead

Rosaria Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

4 Comments Lascia un commento

  1. Rosaria cara,
    possiedi quel talento inusuale che mi spinge a mollare qualsiasi cosa per leggerti e continuare a leggere le tue parole.
    Ma non le ho lette tutte: ho saltato delle righe perché intendo leggere due dei tre testi citati e poi riscontrare nelle tue le mie considerazioni. Dico questo perché avendo letto solo il romanzo della Cassar, nelle tue riflessioni mi riconosco. E aggiungo.
    L’ironia di Giovanna Guarrasi è anche una tua peculiariità ( … come ti invidio! come vi invidio!)
    “Matelico” definirei il flessuoso movimento, l’andatura di un gatto, un gatto siamese.
    Aspetto con te di scoprire le conseguenze del colpo di scena dell’ultima pagina di “Sabbia nera”.
    Un abbraccio intenso

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