Catania: Galleria culturale ≈ A cultural gallery

Uno dei miei tanti sogni è sempre stato quello di un tour lunghissimo sulle tracce dei miei autori britannici preferiti. Purtroppo, anche se ho già avuto altre belle esperienze nel Regno Unito, questo sogno è rimasto irrealizzato  e quest’anno, per varie ragioni, mi sono ritrovata per la terza estate di fila bloccata a casa, nella mia troppo calda Catania. Tuttavia, un po’ grazie all’inizio di questo blog (che è un viaggio a modo suo) e un po’ per le letture che avevo già scelto di fare durante le mie ferie non pagate, ho sfidato la pressione bassa, gli occhi ribelli e un bel po’ di varie ed eventuali (che dalle mie parti non mancano mai) e ho intrapreso un tour cittadino sulle orme del mio primo “bookcrush” e delle storie che ci ha raccontato.

One of my many dreams has always been a very long tour following the stories of my favourite British writers. Alas, though I have had many beautiful experiences in the United Kingdom in the past, this particular dream has remained unfulfilled and even this summer, the third in a row – for various reasons – I have found myself stuck at home, in my little too warm Catania. Anyhow, partly thanks to this blog (a trip of its own) and partly because of the books I had already decided to read during my unpaid time off, I defied my low blood pressure, rebel eyes and a lot of other weird stuff (which is always on my way) and I embarked on a small tour of my own city, following the tracks of my first bookcrush ever and of the stories he told us.


Scale contro muro bianco ≈ Stairs against white wall
Scale verso un mondo possibile ≈ Stairs into another reality (Chiesa San Nicolò all’Arena, Catania)

Casa di Giovanni Verga

La casa di Verga si trova in Via Sant’Anna n° 8, una traversina che unisce le centralissime Via Garibaldi e Via Vittorio Emanuele, vicino ai più importanti siti storici di Catania. La prima volta che sono entrata in questo appartamento portavo la tuta color puffo, divisa invernale dell’Istituto Sant’Orsola presso cui frequentavo il liceo linguistico, ed ero insieme alle compagne di primo e alla professoressa di Italiano, Lucia Alecci Tomaselli con cui quell’anno leggevamo Mastro Don Gesualdo.

Giovanni Verga’s House

Verga’s house is at 8, Via Sant’Anna, a small street linking the very central Via Garibaldi and Via Vittorio Emanuele, close to the most important historical sites in Catania. The first time I entered this apartment I had smurf-blue sweatpants, the winter uniform of the Saint Orsola Institute, my foreign language high school, and I was with my classmates and my Italian teacher, Ms. Lucia Alecci Tomaselli who was having us read Mastro Don Gesualdo in class that year.


Voglio che tu sii meglio di una regina, se andiamo d’accordo come dico io!… Tutto il paese sotto i piedi voglio metterti!… Tutte quelle bestie che ridono adesso e si divertono alle nostre spalle!… Vedrai! vedrai!… Ha buon stomaco, mastro-don Gesualdo!… da tenersi in serbo per anni ed anni tutto quello che vuole… e buone gambe pure… per arrivare dove vuole…
(Mastro Don Gesualdo, ed. Feltrinelli 1993, p. 184)

Non avevamo smartphone nel 1991 e nemmeno telefonini che permettessero qualche foto sgranata, per cui non mi restano ricordi visivi di quei momenti. Ricordo, però, la signora gentile che ci accompagnava per le stanze e ci raccontava a modo suo la storia di Giovanni, della sorella, dei nipotini di cui si era preso cura alla morte dei genitori, del letto in cui era nato di sicuro, ma che forse era stato portato lì da Vizzini, dello scendi vivande che collegava la sala da pranzo con le cucine che all’epoca stavano al piano di sopra nelle case perbene, per evitare che le altre stanze si impregnassero di odori durante la preparazione dei pasti. Poi c’erano le foto. Alla fine del giro, ci siamo fermate proprio nella sala da pranzo e la signora – di cui ho dimenticato il nome, oltre che il viso – aveva una collezione di stampe di foto fatte da Verga, tenute in un raccoglitore come quelli che avevo anch’io a casa. Erano le stesse foto che potete trovare anche oggi nel libro di Giovanni Garra Agosta Verga fotografo, che contiene quello che secondo me è uno dei primi selfie celebri della storia della fotografia.

We did not have any smartphones in 1991, nor any mobile to take blurry photos of what we were seeing, so I do not have any visual memory of that visit. What I remember well are the stories told to us by a very kind lady who led us through the rooms and talked about Giovanni, his sister, the nephew and niece he had taken care of since their parents’ death, the bed he was born in for sure, but which maybe had been brought there from Vizzini, of the small “food lift” which connected the dining room to the kitchen, at the time situated on the upper floor in respectable houses to avoid the other rooms getting smelly during the cooking. Then, there were the photos. At the end of the tour, we stopped in the dining room and the lady – whose name and face I have since forgotten, unluckily – had a collection of printed photos taken by Verga himself, held in a folder similar to the ones I had at home with my own pictures. They were the same photos you can admire today in a book like Giovanni Garra Agosta’s Verga fotografo, which includes what I consider the first celebrity selfie in the history of photography.


Leggenda o verità quello che ci disse quel giorno? Poco importa, il suo modo di raccontare quelle storie resero la visita più memorabile di quelle successive, quando la signora non c’era più. Lo scorso agosto ho anche scoperto che a un certo punto è stata sostituita da buffi strumenti che con una combinazione di tasti misteriosa emettono racconti, anche se con meno passione.
La casa rimane suggestiva e la mia stanza preferita è ancora la biblioteca (che sorpresa!), contro i cui scaffali mi sono avvicinata ogni singola volta, con il naso arricciato per decifrare i titoli sulle coste dei migliaia di libri allineati negli scaffali.

Was it the truth or legends what we heard that day? It does not matter, as her way of telling them made the visit more memorable than any other following it, when the kind lady was not there anymore. Last August, I even found out that she had been replaced by some weird tools which broadcast their stories after you have pushed the right combination though with much less passion.
The house remains evocative all the same and my favourite room is still the library (surprise, surprise!) where I always push my face against the shelves, my nose wrinkling while I try to read the titles along the spines of the thousands books he owned.


Un altro luogo che amo molto è l’angolo con la scrivania vicino al balconcino della stanza da letto. Da lì, diceva la signora del secolo scorso, Giovanni scriveva guardando dalla finestra il Monastero delle Benedettine, suore di clausura che ispirarono il suo romanzo epistolare Storia di una Capinera.

Another place I love very much is the corner with the desk near the balcony in his bedroom. From there, as the lady from last century told us, Giovanni would write looking through the window at the Monastery of the Benedettine, cloistered nuns who inspired his epistolary novel Storia di una Capinera.

Ogni cosa qui serve a rinchiudere l’anima in se stessa, a circoscriverla, a renderla muta, cieca, sorda, per tutto quello che non è Dio
(Storia di una Capinera, ed. Feltrinelli 2011, p. 87)

Teatro “Vincenzo Bellini”

E dove andava la sera tutto impupato quando era a Catania il nostro Verga? Magari a vedere la propria novella Cavalleria Rusticana rappresentata al Teatro Vincenzo Bellini a due passi da casa sua (se non si perdeva come me)? L’unica cosa che so per certo è che non si trovava lì né quando sono andata a visitarlo io, né a sentire il discorso di Pirandello in suo onore nel 1920 per la celebrazione del suo ottantesimo compleanno.
Ad agosto, ho trovato invece la dolcissima Bernadette, di Guide Turistiche Catania, una bolognese con mamma siciliana tornata in “patria” che, aspettando che il gruppo si formasse, parlava di arancini con un turista inglese. Con il mio solito zelo di anglofila mi sono intromessa senza pudore nella loro discussione per dire la mia sulla nostra celebre palla di riso ripiena e fritta, contenta di aver recuperato un po’ di britannico nella mia estate catanese.
L’atmosfera del teatro vuoto era molto diversa da quella all’inizio di uno spettacolo e si poteva quasi sentire il fruscìo delle gonne di seta delle signore di Catania che andavano a vedere l’opera quando le pareti ancora odoravano di pittura fresca. A rafforzare questa sensazione, arrivava la voce intrisa di magia della nostra narratrice innamorata dei suoi personaggi, che con uno schiocco delle dita ci mostrava l’acustica perfetta della sala, ci diceva di poveri, vedove e ciechi relegati in piccionaia per ragioni diverse e della tragica storia d’amore di Aci e Galatea immortalati sul tetto della sala riccamente decorata in cui il pubblico passava e passa il tempo a chiacchierare con la statua di Bellini durante l’intermezzo. Io la ascoltavo felice, tra altri italiani, inglesi e giapponesi, sognando di poter tornare indietro per un attimo e magari salutare il pubblico sotto con la manina dal palchetto reale (sì, l’ho fatto, ma per fortuna non c’era nessuno in platea!)

Opera House “Vincenzo Bellini”

And where did our Verga go all dressed up in the evenings when he was in Catania? Maybe to watch his own novella Cavalleria Rusticana turned into an operetta at the Teatro Vincenzo Bellini, a five-minute walk from his house (if he did not lose his way as I did)? What I know for sure is that he was not there when I visited the theatre, nor was he there the night Pirandello spoke in his honour in 1920 to celebrate his 80th birthday.
In August, instead, I found the sweetest guide, Bernadette, from Guide Turistiche Catania, a native from Bologna with a Sicilian mother and now back “home” in Catania for good. She was waiting for the group to start the tour while talking to an English tourist about arancini. With my usual anglophile zeal I cheekily intruded in their conversation to add my say on our stuffed and fried ball of rice, happy for the small British break in in my Sicilian summer.
The atmosphere inside the empty theatre was very different from when you are there at the beginning of a show and you could almost hear the swishing of silk skirts on the ladies in Catania going to watch the opera when the paint on the walls was still fresh. The voice of our narrator, so in love with her characters, reinforced the feeling with the magic in her voice: with a snap of her fingers she showed us how the acoustic was perfect in there, she told us how poor and blind people and widowers were banished to the gallery for different reasons and narrated the tragic love story of Aci and Galatea forever looking from the roof onto the audience who spent and spends the intermezzo in the richly decorated hall with Bellini’s statue. I was happy just listening to her voice and among other Italian, English and Japanese tourists I dreamt of going back in time for a second and maybe wave at the audience below from the royal box (yep, I did it, but luckily no one was down in the stalls!).


Il Nespolo

Con un po’ di moine sono riuscita a convincere il mio chauffeur personale a portarmi una mattina fuori Catania, sul mare. Acitrezza è il paese di pescatori scelto da Verga per ospitare i Malavoglia e che è a sua volta protagonista indiscusso del romanzo. Oggi, è più che altro il luogo preferito dalle spose e dai vacanzieri estivi o, di sera, dai giovani alla ricerca di fresco, gelati e locali notturni. Tuttavia, nel centro del paese sopravvive la Casa del Nespolo. Nessuno può dire con certezza se sia quella scelta da Giovanni Verga, ma è invece un fatto che sia stato il set del film “La Terra Trema” di Luchino Visconti. Grazie all’associazione no-profit Fantasticheria la casa è stata trasformata in un piccolo museo. Per chi è un amante del cinema neo-realista, i riferimenti al film sono ovunque, ma anche chi è più legato, come me, alla pagina scritta, può toccare con mano quello che ha sempre immaginato: il corredo di Mena dimenticato nella polvere, la finestra da cui la Longa aspetta il ritorno del marito e dei figli, gli strumenti da pesca con cui la famiglia cerca di recuperare le sue fortune e il letto in cui Padron ‘Ntoni non riesce a finire i suoi giorni. Anche qui la voce umana di una guida ci ha accompagnato nelle due stanze del Nespolo, ricordando con affetto Turi Vicari, che questo museo lo aveva voluto con forza ed era uno dei ragazzi scelti da Visconti per il suo film “girato tutto con abitanti di Acitrezza”, senza attori professionisti. Lontana da qui sta la statua della Provvidenza, la barca dei Malavoglia, proprio di fronte al tribunale di Catania, in piazza Verga: giustizia bendata da una parte e dall’altra della strada, quella umana e quella divina, inclementi verso gli errori umani.

The Medlar

With a little coaxing, I convinced my personal chauffeur to take me out of Catania for a morning, on the seaside. Acitrezza is the fishermen village Verga chose as the home of the Malavoglia and certainly also as one of the protagonists of the novel. Today, this is mostly a favourite for brides and sea lovers or, at night, for young people looking for fresh air, a good ice-cream or some fancy night club. Anyway, in the centre of the village The House by the Medlar Tree still exists. Nobody can be certain this is the house which inspired Verga, but it is instead a fact that it was the set for the film “La Terra Trema” by Luchino Visconti. Thanks to the no-profit association Fantasticheria this old cottage has been turned into a little museum. For film enthusiasts with a passion for neo-realism, the references to the film are everywhere but even those like me who are more connected to the book, can touch the reality of what they have always imagined: Mena’s trousseau forgotten in the dust, the window through which the Longa awaits her husband’s and sons’s return, the fishing tools with which the family tries to recover their fortunes and the bed where Padron ‘Ntoni will not spend his last days. Here, too, a human voice guided us through the two rooms near the Medlar and she remembered with affection Turi Vicari, the man who strongly wanted this museum and who was one of the boys chosen by Visconti for his film “shot all with locals from Acitrezza” with no professional actors. Far from here, there is a statue dedicated to the Malavoglia’s boat “La Provvidenza”, just in front of Catania’s courthouse, in Piazza Verga: blind justice on both sides of the street, the human and the divine, unforgiving of human errors.

Dinanzi al ballatoio della sua casa c’era un gruppo di vicine che l’aspettavano, e cicalavano a voce bassa fra di loro. Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla. Allora ella si cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.
– Che disgrazia! dicevano sulla via. E la barca era carica! Più di quarant’onze di lupini!

(I Malavoglia, ed. Feltrinelli 2009, p. 76)

Il Castello

Sulla strada di ritorno per Catania ci siamo fermati ad Aci Castello per visitare il suo suggestivo castello Normanno, mezzo diroccato e pieno di tesori nascosti, tra cui reperti preistorici e romani (un consiglio: se volete fare foto strane con i teschi dei nostri progenitori, assicuratevi che non ci sia nessuno in giro!). Oltre che per la bellezza dei faraglioni, del mare e delle rocce laviche su cui poggia il castello stesso, questo luogo è da visitare anche come tappa letteraria, visto che è stato di ispirazione per il nostro Verga. Questa volta, però, si tratta di un racconto che oggi chiameremmo di genere, con storia a cornice, fantasmi e finali agghiaccianti. Inoltre, nel leggere “Le Storie del Castello di Trezza” è impossibile non ricordare anche che lo scapolo Giuanneddu – un soprannome che uso anche per mio padre, nonché chauffeur – era un gran fimminaro, oltre che scrittore eccellente, e lasciò cornuto più di un collega.
In un’assolata giornata estiva, però, più che fantasmi o mariti gelosi, a spaventare qui sono le scale  e, per chi soffre di vertigini come me, le altezze a cui si arriva con un bel po’ di coraggio e un litro di acqua. Il premio però è un viaggio indietro nel tempo, “pittoresco” nel senso più romantico del termine, nonché un’ascesa verso il regno della fantasia.

Il Castello

On our way back to Catania, we stop in Aci Castello to visit once again its suggestive Norman castle, its ruins and hidden treasures, including pre-historic and Roman remains (a piece of advice for you: if you want an odd picture with the skulls of our ancestors, make sure nobody else is around!). As well as for the beauty of its sea, of the faraglioni and the lava rocks on which the castle itself lies, this place is also worth a visit as a literary site, view that our Verga found his inspiration here, too. For once, though, he let himself write one of those fantastic stories with a frame narration, ghosts and a terrifying ending. When you read “The Stories of the Castle of Trezza”, you cannot but remember that our bachelor Giuanneddu – a Sicilian nickname I use for my dad, too, also my chauffeur – was one heck of a playboy, not just an excellent writer, and he did make some colleagues of his cuckolds.
On a sunny summer morning, though, more than of ghosts or angry husbands, you should be afraid of the stairs here and if you suffer from vertigo like me, of the heights to which you can get with great courage and a litre of water. The prize, though, is a trip back in time in a real romantic picturesque setting, climbing towards the realm of fantasy.


A Trezza si dice che nelle notti di temporale si odano di nuovo dei gemiti , e si vedano dei fantasmi fra le rovine del castello.
(“Storie del Castello di Trezza”, in Novelle, ed. Feltrinelli 2004, p. 100)

Per seguirmi in questo viaggio e vedere altre immagini del mio tour catanese di agosto visitate il mio profilo Instagram, seguitemi attraverso i contatti sulla pagina Contact e leggete il primo articolo della mia estate letteraria su Verga & Casella e l’ultimo, quello sul viaggio tra le pagine di tre eccezionali Fimmini da leggere.

To follow me in this trip and see other pictures of my tour in Catania in August, visit my Instagram profile, follow me through my contacts on the page Contact and read my first literary summer article on Verga & Casella and the last on my journey through the pages of three exceptional Sicilian women to read


Scale verso il cielo

#Bookcrush

Rosaria Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

2 Comments Lascia un commento

E tu cosa ne pensi? ≈ What about you?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Privacy & Cookie Policy

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Scorrendo la pagina accetti l'utilizzo dei cookies da parte del sito. ≈ Scrolling the page you accept the use of cookies by the site. Privacy & Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi