Ricorda ≈ Remember

Prima di continuare le mie storie di scrittura e traduzioni, prima di cominciare finalmente, con i lenti tempi siculi, a dirvi dei miei amori letterari, concedetemi un giorno di memoria, un articolo breve in cui vi racconto dove ero e cosa facevo il 19 luglio di ventisei anni fa, quando la mia terra veniva squarciata, per la seconda volta in due mesi, non dalla forza dell’Etna, bensì da miserabili criminali. Lasciate che vi mostri uno scorcio della mia vita tra Sicilia e Inghilterra, tra paura e speranza.

Before I continue with my stories about writing and translating, before I finally start telling you about my book crushes, no matter how “sicilianly” slow I am, let me have a day to remember, a brief article where I tell you where I was and what I was doing on July the 19th twenty-six years ago, when my island was torn up, twice in a few months, not by the natural force of Mount Etna, but instead by miserable criminals. Let me show you a little piece of my life between Sicily and England, between fear and hope.


Etna al tramonto ≈ Sunset on Mount Etna
Etna al tramonto ≈ Sunset on Mount Etna

19/07/1992

Prima estate passata in Inghilterra. Sono a Worthing, a casa dei signori Parker. È domenica e io e la mia compagna di stanza siamo nella sala da pranzo. È quasi sera, probabilmente stiamo facendo qualche esercizio, perché l’indomani abbiamo scuola. Il giorno prima siamo state tutto il giorno a Brighton o in qualche altra cittadina della zona. Forse stiamo giocando a carioca. Abbiamo quattordici anni. È la prima volta che tutt’e due lasciamo l’Italia senza genitori. La prima volta che viviamo in casa di altre persone, di stranieri. A un certo punto sentiamo la signora Parker che ci chiama dal soggiorno, “Sara, Stefanie… come, they’re talking about Sicily on TV”.
Ci alziamo, emozionate: wow, la TV inglese sta parlando della Sicilia, quel posto lontano da cui manchiamo da almeno due settimane, che risentiamo con accenti che adesso ci suonano strani al telefono, un giorno sì e uno no, nelle cabine pubbliche di Worthing.
Arriviamo nel soggiorno, ci sediamo a terra, sulla moquette davanti alla TV. Non è un documentario, non è un servizio sul turismo. È il telegiornale. Quella che abbiamo davanti è Via d’Amelio (non lo sapevamo in quel momento) ed è a Palermo (questo siamo riuscite a capirlo). Qualcuno è saltato in aria (questo ce lo ha spiegato la signora Parker).
Il cuore si fa piccolo. È successa la stessa cosa solo il maggio scorso, ma questa non è l’autostrada, questa è la città, è dentro, è sotto un palazzo pieno di gente. Non capiamo chi è morto stavolta, ma non è difficile intuirlo. Chiamiamo il nostro professore, ma la sera io chiamo anche i miei – la signora mi dà il permesso di farlo da casa sua. Non abbiamo Internet, non c’è WhatsApp, non abbiamo gli smartphone e, sinceramente, ancora nemmeno i cellulari. Un altro attentato.
Il giudice Borsellino e la sua scorta sono saltati in aria. “Non vi preoccupate, state tranquille, era a Palermo”. Il buon senso siciliano che vince contro ogni cosa. Ci risediamo davanti alla TV, ma ormai non si parla più di Palermo.
A quattordici anni sapevo già cos’era la mafia. Non puoi non saperlo se cresci in una famiglia di commercianti. Era parola bisbigliata, c’erano cose sapute ma non dette. Prima del 23 maggio, prima del 19 luglio, ne ero già terrorizzata. Dopo, soprattutto quando ero così lontana, il terrore si è amplificato.
A ventisei anni da quel giorno, però, sono rientrata anch’io in quello che è il “buon senso siciliano”. È come vivere sotto l’Etna: inevitabile che ogni tanto qualcosa si muova, che ti caschi la terra nera sul terrazzo, che qualche casa venga portata via dalla lava. Non ci puoi pensare ogni giorno. Però, certi momenti, non puoi non farlo, non puoi non renderti conto che i quattordicenni di oggi sono quelli che magari hanno sentito parlare di Via d’Amelio, di Capaci, di Fava, di Impastato, di Libero Grassi… ma non li hanno visti con i loro occhi, non hanno assistito al dolore di chi rimaneva, non hanno testimoniato in prima persona al disfacimento di un’intera vita di lavoro bruciata da una testarda volontà di non sottomettersi al sopruso. I quattordicenni di oggi hanno visto fiction che, a prescindere dal terrificante alone di anti-eroismo o eroismo che alcuni credono utile e altri pericoloso, hanno comunque trasferito in un immaginario irreale quella che invece è stata ed è una realtà fin troppo… reale. Bisogna ricordare, per non tornare a quei giorni in cui se qualcosa si diceva, la si diceva solo bisbigliando e senza agire.
Attenzione, la Sicilia non è solo mafia. L’Italia non è solo quella che chiude i porti e urla invettive contro i diversi. Così come il Regno Unito non è solo la vecchia signora che non vuole cambiare e respinge il diverso.
La Sicilia è anche Libera che cerca di ricostruire quello che è esploso. L’Italia è anche quella che accoglie sempre il naufrago e il bisognoso e, come i medici di Emergency, cerca di alleviare il dolore delle vittime di qualsiasi guerra, fatta con le armi o con il potere. Il Regno Unito è un mondo di colori e suoni diversi che possono ancora vincere con Orgoglio ogni pregiudizio.

Oggi leggo: L’agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino

July 19th 1992

First summer spent in England. I’m in Worthing, a very welcomed guest at the Parkers’ house. It’s Sunday, my friend and I are in the dining-room. It’s late afternoon and maybe we’re doing our homework for the next day; we probably stayed all Saturday in Brighton or somewhere else on a trip with the rest of the class and our Italian professor. Maybe we’re just playing cards. We’re fourteen years old. It’s the first time we both are out of Italy without our parents and for such a long stay. It’s the first time we are guests in some foreigners’ house. At a certain point, Mrs. Parker calls us from the sitting-room: “Sara, Stefanie… come, they’re talking about Sicily on TV”.
We stand up immediately, quite excited: wow, British TV is talking about Sicily, that far place we’ve been away from for two weeks now, a place we are reminded of by heavily accented voices that sound strange to us in a blue phone box every other day.
We’re in the sitting-room now, on the floor in front of the TV. It’s not a documentary, it’s not some show on tourism. It’s TV news.
What we have in front of us is Via d’Amelio (we didn’t know that at the time) and we get it’s in Palermo (Sicily’s main city, a three-hour drive from our city). Somebody was blown up. Mrs. Parker explains somebody was killed.
Our hearts shrink. Just last May 23rd something similar happened: a judge, his wife and their armed escort’s cars blew up on the motorway near Palermo. This is worse, middle of the city, next to a building full of people.
We immediately call our Italian professor but later in the evening I ask Mrs. Parker if we can call our families, too. There’s no Internet, yet, no WhatsApp, no smartphones and, actually, not even cell phones for us. It was another mafia’s killing.
Judge Borsellino and his armed escort have been blown up. Don’t worry, it was just in Palermo. That’s my parents’ Sicilian common sense for you. We sit back down in front of the TV but they don’t talk about it anymore.
Twenty-six years after that day, somehow, I’ve had to get back to that “Sicilian common sense” myself. It’s like living at the foot of a volcano: you can’t avoid feeling the earth move from time to time, you can’t avoid the black rain on your terrace or some houses brushed away by lava. You can’t live thinking about those things every single day. Yet, some days you must. You must remember.
I don’t know if at fourteen I was able to truly understand the magnitude of what had just happened, though life in a family of shop-owners in Sicily made it pretty difficult for me to put my head in the sand and being far away intensified the fear I had always felt for the word mafia – a whispered one hiding a ton of things and names everybody knew about and nobody said out loud.
Anyway, in a period when mafia is not just a word for me anymore and it defines things that are not strictly connected with the “Godfather” movies’ idea of it, realizing its power is all the more important. We’re in a period when fourteen-year-olds have seen things on TV which magnify the life of those criminals responsible for the death of those judges and many more fighting mafia in Sicily, children who were not there witnessing the deaths, the fear, the pain and tears. TV series and films which are deemed useful by some and dangerous by others but which, in any case, have transferred to the realm of the unreal something which is still very… real.
Mind you, Sicily is not just mafia. Italy is not just the one closing harbours and name-calling whoever is different. And UK as well is not just the old lady who doesn’t want to change and tries to reject all that is different.
Sicily is also Libera trying to restore what was blown away by mafia. Italy is also people welcoming castaways and those in need and, like Emergency’s doctors, trying to heal the pain of war victims in the world, whether harmed by firearms or abuse of power. The UK is still that multi-coloured world that welcomed me twenty-six years ago and plays its music loud so that normality is won by diversity with Pride against any prejudice.


#PerAspera

Rosaria Distefano View All →

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

E tu cosa ne pensi? ≈ What about you?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Privacy & Cookie Policy

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Scorrendo la pagina accetti l'utilizzo dei cookies da parte del sito. ≈ Scrolling the page you accept the use of cookies by the site. Privacy & Cookie Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi